La contessa di Lecce…

Bellissime esperienze con la grande Lucia Accoto, ottima giornalista salentina e con l’indimenticabile  Giuseppe Anglano.

In questa puntata Lucia Accoto presenta un libro coinvolgente  di Liliana D’Arpe “Contessa di Lecce ” edito da Lupo edizioni.

Il libro l’ho letto tutto d’un fiato e interpretare alcuni passi di esso mi ha regalato una forte emozione.

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A te…

Sono e sarò sempre accanto a te.
Silente ti consolo guardiana e custode dei tuoi pensieri.
Accetto i tuoi silenzi che gridano aiuto dal profondo dell’anima e quella voce giunge al mio cuore, invano tento di non udire qualcosa che già so dentro di me.
Respirerò la tua sofferenza, mi assopirò sui tuoi sorrisi, danzerò sulle tue musiche, dipingerò l’arcobaleno nel cielo sfumandone i colori con le punte delle mie ali.
Cammineremo ancora insieme su questo sentiero chiamato vita, a volte, tu su un argine e io sull’altro, dando per scontato che tale separazione sia ovvia e necessaria, per poi ritrovarsi mano nella mano con gli sguardi lontani verso il sole, sorridenti della certezza di non essere mai soli.
In questo giorno speciale guardami, sono e sarò sempre accanto a te la tua mano è nella mia.
Note divine tra il fruscio degli alberi e un battito d’ali in armoniosa sintonia con due cuori che battono all’unisono, mentre la luce si riflette negli occhi di chi vuole sperare in un presente migliore.
“Fidati di me,
io mi fiderò, sempre, di te”

Lettera al nemico

Da un vecchio concorso di scrittura creativa una lettera immaginaria verso un ipotetico nemico 

 

Ho scritto e cancellato mille volte questa lettera.
Avrei voluto gridare le parole che una dopo l’altra ho cancellato.
Avrei voluto scagliarle verso il cielo insieme alla rabbia che si è depositata in fondo al cuore.
Avrei voluto chiederti gli insulsi motivi delle tue congetture balorde, che testardamente mi hai vomitato sopra lasciandomi un disagio che ha raschiato a sangue il mio essere.
Non ho fatto nulla, ti ho donato solo il silenzio, mentre rigurgitavo il male che mi hai fatto.
Ho ingoiato ogni lacrima pronta a scivolare sui tratti contratti del mio viso.
Ogni tua parola è stata una ferita cosparsa di sale.
Ho chiesto al male d’ insegnarmi a odiarti, non posso è contro la mia natura.
Ho chiesto al vento di portare via dalle mie orecchie il rumore delle tue imprecazioni.
Ho chiesto a me stessa di perdonarti, ci ho provato. Dio mi è testimone.
Non ci riesco! Passo le mani sulle cicatrici e sussulto al dolore.
Sono cicatrici lasciate dal vetriolo sgorgato dal tuo sguardo beffardo.
Ora…
Le tue grida appartengono ad un film muto, agiti il mare dei pensieri, ma la mia barca ha preso il largo e s’allontana.
Va verso un mare sereno dove il sole splende alto e la mia voce tornerà a cantare.
La vendetta è il mio silenzio che ti assorderà l’anima.
I miei occhi non ti guarderanno con disprezzo, ma solo con compassione per la tua arida solitudine.
E prego che un raggio di sole sciolga prima o poi i nodi al tuo cuore.

Arrivederci Antonella

 

piuma

Ho tentato di scrivere qualcosa per salutarti , ma le parole finivano per prendersi a spintoni  creando frasi senza fine. Allora ho iniziato a rileggere i nostri messaggi . Un anno di parole , frasi di speranze, muri invalicabili che si ergevano dal nulla ostacolando il tuo cammino. Mi sono persa nei mille perché che mi ponevi ai quali non avevo risposta se non una grande rabbia per il destino beffardo che ti stava portando via. Dicono che non si deve piangere, quando chi vogliamo bene torna nella casa del Padre. Anzi si deve gioire di aver condiviso un tratto di cammino con chi è stato prescelto dal cielo. Facile dirlo difficile è farlo. Sì tu sei una prescelta dal cielo , un angelo nella tua semplicità, riservatezza, dolcezza, disponibilità per non parlare della tua grande umiltà e il grande amore che hai donato ai bambini.

Il cielo sa chi deve accogliere con suoni di tromba trionfali.

Lassù è luce, splendore e armonia.

Qui dolore lancinante, desolazione, vuoto nei cuori.

Noi abbiamo pregato , ma non è bastato a farti rimanere in questo mondo.

Ora,Antonella, prega tu per i tuoi cari affinchè la rassegnazione entri nei loro cuori .

Arrivederci piccola .

Un racconto dei Birba: “Accidenti alla pallina “rimbalzina” !

Accidenti alla pallina rimbalzina di Pierluigi

Nicola è  invidioso del suo cane, ma  perché?  Diablo  non fa i compiti, non deve lavarsi  i denti, non si alza presto la mattina , non si prepara la cartella, non porta fuori l’immondizia, ma soprattutto NON VA SCUOLA!  È il cucciolo di casa , tutti lo amano, lo coccolano, lo portano a spasso , tranne Nicola. Invece Diablo  regalerebbe  un osso pur di seguirlo la mattina quando sparisce con quel fagotto sulle spalle , è sempre triste e nervoso.

  • Hai finito di fare i compiti?- chiede la mamma dalla cucina.
  • Sì – risponde seccato Nicola.
  • Io devo andare dalla sarta , mi raccomando stai buono con Diablo non fate guai. Nicola mi raccomando non andare nel laboratorio di papà, l’ultima volta hai fatto scoppiare un incendio. Sono stata chiara?- strilla mentre esce.
  • Ecco lo sapevo devo fare da balia al “pulcioso”- brontola il bambino.

Appena la mamma esce Nicola corre giù per le scale e apre la porta del laboratorio. Diablo lo segue con la sua pallina “rimbalzina”  tra i denti. Il piccolo cerca di richiudere la porta , ma è troppo tardi il “ pulcioso” è dentro. Abbaia e fa cadere la pallina “ rimbalzina”. Oh no! La pallina inizia a saltare di qua e di là. Nicola la insegue, inseguito a sua volta da Diablo. Il cane è felice di giocare con il suo padroncino,  urta la pallina  con la zampa  e  la fa finire sul pulsante rosso del raggio laser!

  • No! Ora cosa accadrà?- pensa

Nella stanza si sente un rumore simile al decollo di un aereo, passa un secondo e dal tubo esce un raggio che rimbalza da uno specchio all’altro. Nel laboratorio, purtroppo, ci sono molti specchi per gli esperimenti . Il raggio è sempre più infuocato Nicola cerca di evitarlo, ma si scontra con Diablo ed entrambi vengono avvolti dalla sua luce accecante. Svengono e al loro risveglio non ricordano nulla. Il bambino si guarda intorno ed esce velocemente dal laboratorio spingendo Diablo, ricordando le parole della mamma.

  • Come siamo finiti nel laboratorio di papà?- domanda al suo cane che incurante va verso la ciotola dell’acqua.
  • Anch’io ho tanta sete – beve due bicchieri d’acqua, ma si sente ancora accaldato, chissà perché.

Rientrano tutti, cenano e dopo un po’ a  Nicola ordinano di andare a letto. -Uffa io devo andare a letto presto! Mentre il “pulcioso” sta sul divano tra mamma e papà- pensa infuriato. – Lavati i denti – gli ricorda la mamma – Poi passo a darti il bacio della buonanotte. Alla mattina Nicola si prepara per andare a scuola, prende la cartella, saluta la mamma, fa finta di tirare un calcio a Diablo  – Ciao “pulcioso”!-  e gli fa le boccacce. Lungo la strada incontra Luca, il suo compagno di banco, lo saluta saltandogli sopra e leccandogli la faccia. Luca seccato gli grida:- Che schifo? Nicola lo guarda , sbuffa e alza la gamba vicino all’albero, ma viene interrotto dalle urla di Luca:- Nicola, che fai tu non sei un cane! Spaventato dal compagno corre verso la scuola. Quando la maestra fa l’appello lui risponde, invece del classico “Presente” :- BAU! BAU! I compagni ridono a crepa pelle. Dopo la ricreazione vanno in palestra . Luca tira la palla che finisce in fondo alla stanza e Nicola va per prenderla, ma invece di usare le mani si mette a quattro zampe e dà un colpo con il naso. Tutti ridono,  la maestra impreca :- Nicola! Preoccupata  manda a chiamare la madre per raccontarle il comportamento strano del figlio. Nicola torna a casa con la mamma. In macchina lei gli fa il terzo grado:- Cosa ti sta succedendo? Perché  ti comporti stranamente? Ma ti senti bene ? Hai la febbre? Hai mal di pancia?Ti gira la testa? Dai dillo a mamma. Stasera chiamo la pediatra. A pranzo la mamma chiama tutti :- Venite è pronto. Nicola invece di sedersi a tavola corre verso la ciotola. Mentre Diablo salta sulla sedia , appoggia le zampe sul tavolo e inizia a mangiare la pastasciutta . Marta, la sorella di Nicola,vedendo la scena sbraita :-  Mamma vieni! Diablo sta mangiando la pasta di Nico! E Nico sta mangiando i croccantini di Diablo| Inizia il fuggi fuggi generale! Diablo e Nicola spaventati dalle urla di Marta e della mamma scappano verso la cameretta e si lanciano sotto il lettino. Sbattono la testa una contro l’altra e all’improvviso si sentono una scossa per tutto il corpo, poi un fischio nelle orecchie e dopo tutto intorno a loro diventa luccicante.

  • Dove siete finiti? – continua a ripetere la sorellona.
  • Nicola esci. Diablo vieni fuori. Appena lo prendo lo sbatto subito fuori – sentenzia la mamma.
  • Dai non ha fatto nulla di male – cerca di calmare gli animi il papà, mentre mangia.
  • Oggi, quel cane se ne va fuori senza mangiare,  l’ha fatta grossa- controbatte la signora stizzita.

Intanto sotto il letto i due si abbracciano e di nuovo hanno la scarica elettrica . Si allontanano ed escono dal loro nascondiglio. Nicola guarda verso l’alto , Marta è altissima.

  • Mamma vieni li ho trovati- la sua voce è da strega.

Il piccolo guarda la sorella :- Marta è cresciuta troppo oggi – pensa. Tenta di parlare , ma gli esce solo :- Bau ! Bau!- sorpreso guarda le sue mani , dove sono? Ha le zampe ! Corre verso lo specchio del corridoio e l’immagine riflessa lo terrorizza. Si è trasformato in Diablo! Salta , abbaia, vuole far capire ai suoi genitori che non è il cane. Spicca salti da un mobile all’altro , scivola sul tappeto e  la televisione finisce a terra. Prende la rincorsa e va contro il vaso di zia Carla che finisce in mille pezzi. Marta cerca di prenderlo , ma lui la evita . Oh no! Anche papà e la mamma lo inseguono , allora non hanno capito nulla . Con la coda dell’occhio vede Diablo comodamente seduto a tavola che mangia la sua pastasciutta . Azzanna i suoi pantaloni e ringhia , sì avete capito bene: Diablo è diventato Nicola e gli ride in faccia!  Il papà lo blocca e lo mette fuori dalla porta :- Ora vai a cuccia monello. Nicola piange , graffia con le unghie la porta , abbaia , ma nessuno lo aiuta. Stanco si accuccia sullo zerbino e piange :- Voglio la mia mamma! Voglio andare nel mio letto, io sono un bambino non sono un cane . Perché nessuno lo capisce. Voglio tornare a scuola! Farò i compiti , sarò buono , ascolterò la mamma . Giuro non farò più dispetti a Marta e non entrerò più nel laboratorio di papà  – piange a dirotto . Scende la sera e sente troppo freddo, ormai non è più estate,  decide di rifugiarsi nella cuccia di Diablo e da lì vede spegnersi le luci dentro casa. Tutti dormono. – Che rabbia io sono qui in questa cuccia puzzolente e Diablo è nel mio lettino morbidoso non è giusto. Io sono Nicola, ma come sono diventato Diablo , accidenti? – inizia a ricordare – Ho capito è colpa del raggio laser . Domani devo cercare di farlo sapere a papà, solo lui mi può aiutare.-stremato si addormenta. All’alba si sente soffocare , apre gli occhi , è tutto pigiato nella cuccia . Riesce a uscire, le gambe gli fanno male, le mani sono addormentate . Le mani? Guarda le mani , guarda i piedi , ma non è più un cane! Corre alla porta e bussa con i pugni :- Mamma ! Papà! Marta aprite! Sono io Nicola , non sono più un cane! È finito l’effetto del raggio laser ! Aprite! Nella casa tutti si svegliano e vanno alla porta . Nicola racconta tutto quello che gli accaduto . Dopo  vanno nella cameretta e trovano Diablo raggomitolato nel letto che dorme beato. Nicola non lo sveglia , lo accarezza :- Ehi amico non ti tratterò più male e quando farà freddo dormirai qui con me, perché ora so quanto fa freddo fuori.   Nicola per colpa di una palla “rimbalzina”  vive per un po’ nel corpo del suo cane, Diablo. L’esperienza gli fa apprezzare la vita quotidiana dell’essere un bambino con tutti gli impegni annessi, compreso andare a scuola. Inoltre  l’esser stato un cane gli permette di vedere Diablo con occhi diversi . Accidenti che può fare una pallina rimbalzando qua e là!

Ciao Luna …

Luna

la dolcezza personificata

la dolcezza personificata

 

Manto ebano

occhi languidi

pronti a elemosinare  carezze

in cambio di scodinzolanti danze di coda.

Amore puro

senza logici archibugi mentali.

Uno squillo era

esplosione di gioia,

un trotterellare ubriaco sul pianerottolo,

un saltellare stentato

per ricevere mille carezze.

Quanto amore dato e ricevuto.

Ricordi erranti vagano

alla ricerca di momenti

dimenticati tra le pieghe del tempo.

Ora solo foto

 attimi di gioia  impressi per sempre

come per sempre resterai nel cuore di chi

ti ha amato.

L’amicizia quella vera che non invecchia e risplende negli occhi

Un’amicizia sincera , nata da un progetto sulla legalità per 73 alunni  .

Due leonesse pronte a tutto e sempre con un sorriso.

Alessandra è un vulcano in piena attività

lavorare con lei è sentire l’adrenalina in tutto il corpo,

riesce a trasmettere una carica positiva

che è impossibile fermarsi .

Ti auguro un anno di nuovi successi a te e alle tue collaboratrici

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Un giorno dietro l’angolo

si affacciò un sorriso.

Il nero esaltava il candore

di una solarità che non conosce

la parola arrendersi.

Note e voci

imbrattate di mille colori

sono state cornice

in un’alleanza tra leoni,

nel nome della Legalità.

I giorni fanno presto a passare

e con loro gli anni, ma

l’alleanza tra i due leoni

vive nei sorrisi

che la loro amicizia

per sempre accenderà.

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volano ideali

liberi e fieri d’esser

essenza vita

Poesia di colori per : Paolo Brioschi, Rita Somaschi e Virna Danieli

Dal Tacco d’Italia il mio augurio vola da voi: Paolo, Rita e Virna.

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Poesia di colori

 

Vola leggiadra dove

il profumo d’erba ti coccolò bambina

ad ammirare finestre aperte di anime

a te amiche.

Accarezza le fattezze morbide e delicate

che mani sapienti

hanno donato al mondo

nel nome dell’arte.

Dissolvi il tuo essere

negli attimi colti dallo scatto

che va oltre gli orizzonti

tangibili della materia.

Assorbi e gioisci dell’energia dei colori,

graffi dell’estro di chi ha intrapreso

il cammino tra pennelli e spatole

ascoltando il cuore.

Tutto questo è poesia…

Poesia di colori.