No! Alla violenza sulle donne

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Dal mio e-book ” 100 petali di una sola rosa, essere donna” due dei tanti racconti bonsai in esso contenuti sulla violenza subita dalle donne. Fatti di cronaca trasformati in 100 parole.
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10. Bang!
Aveva provato per lui tenerezza dal primo istante in cui i loro sguardi si erano incrociati, un giorno lontano nel tempo umano.
Quella tenerezza lei l’aveva scambiata per amore.
Senza rendersi conto l’ombra di lui, diventò la sua di ombra.
Ogni giorno perdeva consistenza il suo essere per lasciar posto al suo.
Passò davanti allo specchio e l’immagine riflessa non era più la sua.
Urlò con tutte le forze, rivoleva la sua immagine, rivoleva sé stessa. Si ribellò a quel uomo.
Ed ecco il risultato davanti a suoi occhi spalancati, un cerchietto nero, nero come un pozzo senza fondo. Bang!

35. Amplesso rubato

Tutto le sembra irreale.
Sente il conato di vomito salirle in gola, per la tanfa di putrido che si insinua nelle narici.
La bestia è su di lei la possiede senza ritegno.
Non può urlare le ha messo il nastro da pacco, giusto, lei è un pacco destinazione inferno.
I colpi la violentano più nell’anima che non nel corpo.
Si sente sporca, umiliata, vorrebbe sprofondare negli abissi.
L’ha legata ai quattro angoli del letto come l’agnello sacrificale.
Quelle mani la toccano, la squartano, la spogliano anche della pelle nuda.
Subisce il suo amplesso rubato, ora, sarà marchiata a vita nell’anima.

 

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Lo scrigno di nonna Rachele

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“Lo scrigno di nonna Rachele”

Com’è lontano il tempo di Splinder , un luogo magico che mi ha fatto aprire le ali e volare libera nel mondo della fantasia . Quante persone magnifiche ho incontrato, alcune le ho pure abbracciate, altre restano nomi e fiumi di parole che mi hanno fatto compagnia e mi hanno fatto crescere.

Eppure quegli anni hanno lasciato il loro segno e sono racchiusi in un libro “Lo scrigno di nonna Rachele”.

È veramente uno scrigno con tante storie generate: da piccoli concorsi, dall’ascolto di musiche magiche, da notizie ascoltate di sfuggita e altre dettate forse da altre dimensioni. Sì, come risultanti d’intersezioni temporali e spaziali che ho captato e trasferito nei file del mio computer. Chissà quale forza mi ha fatto scrivere, perché scrivo lasciandomi cullare dalla musica e alla fine rileggo, quasi, ignorando le parole impresse sullo schermo.

Il libro l’ho dedicato a mio marito, ma avrei dovuto aggiungere anche mio figlio. Perché?

Entrambi mi sfidarono, nel lontano 2002, a superare la mia riluttanza verso il computer, non finirò mai di ringraziarli i miei due uomini di casa, ma … Sì c’è un “ma” se non avessi incontrato su Splinder la mia mentore, colei che mi ha insegnato a usare le ali questo libro non esisterebbe.

Fino al 2007 scrivevo parole confezionate in versi, alcune sono finite in un libro “Sulla scia del vento dell’infinito”, altre in diverse antologie e molte ancora sono nel mio sito “ Gli occhi sono lo specchio dell’anima”, poi  Pina Varriale mi ha spinto a scrivere racconti e tutto è cambiato.

A lei ho lasciato il compito ingrato di scrivere la Prefazione .

Oggi si conclude il tempo di Ambradorata ( mio nick su Splinder ) e inizia il tempo di Tonina Perrone.

IL MIO VERO UNICO GRANDE AMORE

IL MIO VERO UNICO GRANDE AMORE

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Hai riscaldato le mie mani gelide,
hai sognato al battito del mio cuore,
hai abbracciato il mio corpo
e prima ti ho tenuto in me
sussultando ad ogni tuo rigirarti beato.
Hai sorriso nei miei occhi
cercando il mio nei tuoi.
Sei il mio oggi
il mio ieri e il mio domani.
Non c’è amore su questa terra
senza pronunciare il tuo nome.
I fili bianchi iniziano a ridipingere
il mio essere, ma il mio cuore
è fermo a quando ti tenevo stretto a me.
Vivo per i tuoi sorrisi
sarò ombra, sarò terra su cui camminerai,
sarò vento che ti abbraccerà silenzioso,
sarò angelo senza ali che ti difenderà,
perché tu sei il mio vero unico grande amore.

LUCE D’AMBRA SU ANINOT

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Aninot è Tonina al contrario, é un racconto scritto nel 2008 in un periodo buio della mia vita. Avevo superato da poco un infarto e dovevo riprendere il cammino. Grazie a Dio ci sono riuscita … E ora ho l’onore di leggere le mie parole tra le pagine di “Up!”un fantastico  magazine bimestrale di cultura e d’opinione di Lecce. 

Grazie Up!

Ecco il testo originale scritto il 28 febbraio 2008 , inizialmente nel titolo il mio nome era anagrammato , poi l’ho scritto al contrario.

Luce d’ambra su Aninot

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La guerriera ha l’arco nel fango, il suo scudo ammaccato e a terra lontano e lei non ha la forza per riprenderlo.

Gli altri avanzano contro l’accampamento di Achille, nessuno si e accorto che Aninot è rimasta indietro, disarcionata dal suo fedele compagno fuggito via a briglie sciolte verso la radura .

Tutto le sembra offuscato; la ferita tra le costole le fa male ha perso troppo sangue e le forze iniziano a venir meno.

I capelli maceri di sudore sono appiccicati sul volto trasfigurato dal dolore.

Invoca la clemenza degli dei e a lei sua protettrice implora di morire non da codarda:

– Oh Diana dammi la tua forza. Ridona potenza al mio arco. Fa’ che non muoia senza l’onore delle armi.

La vista le si annebbia, l’arsura della morte le rende difficile il respiro.

Non vuole cedere il passo al volere degli inferi .

Stringe i pugni, serra i denti e anche se il suo corpo trema come un fuscello alza la testa e guarda con i suoi occhi neri il cielo .

Un piccolo raggio buca le nuvole e illumina il suo portafortuna, un pezzo di resina d’ambra .

Un dono fattole dal padre quando partì dalle sponde del Mar Nero, in Cappadocia.

La luce dorata le illumina il viso e sente entrare in lei una forza divina .

Appoggia le mani nel fango e si rialza.

Un nitrito la fa sorridere , Mesithos le si avvicina abbassando il capo e scuotendo la sua nera criniera.

Recupera lo scudo e l’arco, raccogliendo le poche forze sale sul suo destriero .

Il sole squarcia le nuvole donando il tepore dei suoi raggi .

Aninot alza il suo arco per ringraziare gli dei .

La vita le è ancora amica, lancia il suo cavallo al galoppo, non ha tempo deve andare, prima che Atropo recida il suo filo .

Va’ guerriera , vai e scrivi il tuo nome nell’illusione di questo tempo.

I MIEI RACCONTI NEL SITO SCHELETRI

I MIEI RACCONTI NEL SITO SCHELETRI 

SCHERZO DI HALLOWEEN

(Racconto per il concorso “300 Parole Per Un Incubo”, 2007 – edizione 6)

a pioggia cadeva forte sulla città pronta per la notte di Hallowen. Aline camminava stretta nel suo giubbotto ormai fradicio, il freddo le stava entrando nelle ossa. La strada improvvisamente fu illuminata da un fulmine, subito dopo si sentì un terribile frastuono che fece sussultare i pochi passanti costringendoli ad appiattirsi lungo le pareti dei palazzi. Aline affrettò il passo per raggiungere la fermata dell’autobus, voleva arrivare in tempo alla festa di Mark. Si voltò di scatto sentendosi osservata, tutto era in ombra e la pioggia le offuscava la vista rendendo la strada irreale. Sentì dei brividi lungo la schiena, un odore acre di bruciato le tolse il respiro, era sicura che qualcuno la stesse seguendo. Un’ombra terrificante sovrastò la sua esile figura, sembrava l’angelo della morte. Aline urlò, rannicchiandosi vicino al muro, mentre il rumore diventava sempre più assordante. Si sentì sfiorare da qualcosa di caldo e morbido.
– Miaoooooo.
Un grosso gatto nero le stava facendo le fusa. Con un sospiro di sollievo lo accarezzò:
– Sei il più bello scherzo di Halloween che abbia mai avuto.
Sorrise rincuorata, si alzò per andare verso la fermata dell’autobus. Nella strada deserta l’ombra di Aline si allontanò, accanto a lei brillarono due occhi rossi come il fuoco dell’inferno. Un urlo squarciò la notte.
– Ahhhhhhh!
Poi… il silenzio………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

ROSSO SANGUE

(Racconto per il concorso “300 Parole Per Un Incubo”, 2009 – edizione 8)

ara, ogni prima domenica del mese, adorava girare tra le bancarelle dell’antiquariato della sua città.
Aveva trovato monili dell’ottocento di splendida fattura; orologi da taschino in argento, con casse dai raffinati bassorilievi.
Quella mattina l’aria era frizzante, si fermò da Miriam, una rom dallo sguardo penetrante e il fare misterioso.
– Miriam hai qualcosa di carino per me? – domandò sorridendole.
La zingara prese dalla sua gonna un cammeo e senza parlare glielo porse.
– Oggi è più strana del solito – pensò, osservando il pendente.
Il cammeo era piccola quanto un’albicocca, il colore del corallo era vivo, un rosso troppo intenso per un cammeo.
Incuriosita tentò di aprirlo per vederne l’interno.
Fu investita da una luce accecante, gelida.
Il monile cadere a terra.
Una forza l’avvolse in una spirale luminosa, all’improvviso davanti a lei, il buio più tetro.
Si ritrovò in una stanza bassa, fredda, umida, satura di un tanfo di marcio, di carne avariata, di morte!
Nel buio iniziò a tastare con le mani per esplorare quel luogo oscuro. Doveva trovare una via d’uscita!
Non vi erano finestre, nessuna porta poteva donarle la via della salvezza; con il tatto si rese conto di non aver trovato nessun angolo.
Un’idea la colpì come una saetta, era in un luogo ovale.
Come il cammeo!
– Noooo! – urlò comprendendo l’atroce destino che l’attendeva.
Il terrore diventò padrone incontrastato delle sue membra, l’unico suono che percepiva in quel silenzio spettrale era: il battito impazzito del suo cuore.
L’aria diventò pesante, mentre qualcosa di viscido le bloccò le gambe, era una sostanza gelatinosa, fredda come il ghiaccio. Questa avanzò velocemente, avviluppandola come una crisalide.
– Dio mio, abbi pietà di me.
Lo pensò solo, le sue labbra erano già sigillate dalla morte.
– Per oggi sei sazio – disse Miriam, riponendo il cammeo nella tasca della sua gonna.

Tonina Perrone

IL MIO LIBRO…

Silloge
Silloge alla ricerca dell’infinito nel finito del presente

Sono in molte antologie , siti, e-book con le mie poesie, fiabe, racconti , ma “Sulla scia del vento dell’infinito” è lo scrigno che contiene quella parte della mia anima alla ricerca dell’infinito. Non quella ricerca filosofica , ma l’infinito immerso anche nelle piccole cose, negli sguardi di gente sconosciuta, nella malattia, nel dolore, nella gioia più semplice quale può essere vedere il nuovo giorno.