GUFO, GUFETTO…

 Questo un racconto scritto per il Gruppo Artistico Melzese del quale sono onorata di farne parte , oggi lo voglio dedicare al mio unico e stupendo nipotino, Stefano. 

 

 Gufo che ride

Un mattino di primavera Fabio trovò un piccolo gufo nel suo giardino. Era tremante, non aveva vere piume sembrava un batuffolo grigio. Guardò in alto tra le fronde della vecchia quercia, “la quercia dei garibaldini “ come la chiamava nonno Filippo.

Quell’albero maestoso era stato piantato da un suo antenato il giorno che i “Mille “ passarono da Cosenza. Prese il gufetto e lo portò da Carlo il suo amico.

– Carlo guarda cosa ho trovato! – disse entusiasta aprendo lo zaino.

Carlo spalancò gli occhi inorridito :- Un gufo?! La sventura si abbatterà su di te e sulla tua famiglia. Lascialo vicino alla panchina.

– Non ci penso minimamente di lasciarlo. Lo porterò in classe e lo farò vedere alla maestra.- replicò con orgoglio Fabio.

Rimise il piccolo rapace nello zaino e s’incamminarono verso la scuola. Durante il tragitto Carlo tentò invano di convincere l’amico a lasciare quel animale dall’infausta fama.

– Maestra ho trovato un gufo! – gridò Fabio alla vista dell’insegnante.

– Cosa stai dicendo, il gufo è un animale notturno.- rispose la donna con un sorriso.

Carlo intervenne con aria preoccupata :- Sì maestra un gufo vero! Non mi piace e poi , e poi porta sfortuna!

L’insegnate guardò incuriosita nello zaino di Fabio e prese il piccolo gufo impaurito dagli  enormi occhi gialli e sorridendo cercò di  dissolvere le perplessità del suo alunno.

Spiegò l’origine di tale fama, frutto di sciocche  superstizioni e raccontò della grande considerazione che, invece, l’animale aveva presso le tribù dei nativi d’America.

– I nativi d’America ritengono il gufo: simbolo di saggezza , di protezione verso gli uomini dalle forze delle tenebre e dai pericoli della notte. Lo chiamano Aquila Notturna  per la sua vista perfetta nell’oscurità. No, non dovete credere  che porti sfortuna. Noi siamo gli artefici della nostra vita. Ve lo dimostrerò! Ho un’idea chiederemo al preside se lo possiamo tenere sino alla fine dell’anno, così sarà più forte per affrontare il suo primo volo. Che ne dite?

Il coro fu unanime in un:- Sì!-  tranne Carlo che mugugnò. Il preside decise di farlo vedere da un veterinario e lo misero nella voliera vuota che stava nel giardino, anche se  mezza arrugginita era un’ottima dimora per il piccolo gufo.

Quella voliera era la testimonianza dell’amore verso i volatili del maestro Franco, una caro maestro andato in pensione. Era stato lui a costruire la gabbia e per diversi anni aveva ospitato molti uccelli, dalle gazze ai corvi, dai pettirossi ai fringuelli.

Il dirigente pensò bene d’informare il maestro che fu lieto di tornare nella sua vecchia scuola per accudire il volatile e fu affiancato da Fabio.

I giorni passarono veloci e le vacanze ormai erano una prossima realtà. La quinta B, presto avrebbe detto addio alla Scuola Elementare, ma avrebbe detto addio anche al gufo che nel frattempo era cresciuto.

Arrivò l’ultimo giorno di scuola e per l’occasione si organizzò una piccola festa di commiato alla quale invitarono i genitori e il caro maestro Franco.

Venne il momento di liberare il gufo e l’onore fu dato al maestro e a Fabio che lo aveva portato a scuola.

– Vi ringrazio di avermi fatto partecipe di questo evento, vi auguro di continuare i vostri studi con profitto e a te amico alato di vegliare sugli umani  e di volare libero nel cielo stellato. Però prima di aprire questa voliera ragazzi diciamo quella filastrocca che vi ho insegnato? – un sì esplose nel cortile:

– “GUFO GUFETTO

STAI LONTANO DAL MIO TETTO.

IL TUO VERSO FA PAURA

SENTIRLO PORTA SVENTURA.”

 Se sventura porterò

al buon Dio mi rivolgerò.

Non fu Lui che mi creò ?

Dal buon Dio sono andato

e con Lui ho parlato.

– Caro gufo la sventura

è figlia della paura.

Non sei tu il portatore

ma chi crede tu sia l’untore.

– mentre  recitava l’ultimo verso l’anziano maestro aprì la gabbia, i suoi occhi brillavano dalla commozione.

Anacleto, così lo avevano chiamato i ragazzi come il gufo di Mago Merlino, si fermò a guardare poi spiccò il volo.

Si posò sul davanzale della seconda B, guardò giù chi lo aveva aiutato, aprì le sue ali e planò verso i ragazzi quasi a salutarli e via verso la libertà.

Gli alunni della quinta B avevano gli occhi lucidi.

La maestra spezzò quel aria triste con una battuta :- Allora Carlo secondo te Anacleto ci ha portato sfortuna?

Tutti scoppiarono a ridere, lei sapeva in cuor suo che quel esperienza sarebbe rimasta impressa nelle loro menti e nel loro cuore.

Anacleto era cresciuto, ma in quei giorni erano cresciuti anche i suoi ragazzi. La vita li aspettava a braccia aperte come la notte aspettava Anacleto.

 

Lucciole (ricordi di bimba)

lucciole Tonina Perrone

Stelline vaganti

volano come i sogni dei bimbi

volteggiano tra prati profumati di primavera.

Piccole mani intrappolano

la luce dell’infinito per un desiderio

che sa di magia.

Meraviglia danza nei cuori puri

poi tutto fugge,

il tempo offusca luci e cuori.

Ora solo dolci ricordi …

 

Un puzzle come bigliettino per la festa della mamma

Ho deciso di realizzare un bigliettino per la festa della mamma un po’ diverso , un puzzle. L’immagine della rosa l’ho presa dal web, ho disegnato con un pennarello i tratti per far ritagliare i pezzi . I bambini hanno prima di tutto colorato la rosa.

20170514_110710

festa della mamma 1

Successivamente hanno ritagliato i pezzi, cinque con un bel cuore centrale.

20170514_110719

festa della mamma 2

Sul retro dei cinque pezzi del puzzle hanno scritto frasi per le loro mamme .

 

20170514_110734

festa della mamma 3

I cinque pezzi li hanno confezionati in una bustina trasparente .

Alle mamme degli Aquilotti e dei Birba il compito di ricomporre il puzzle e leggere le meravigliose frasi dei loro piccoli.

Questo bigliettino è solo la mia prova , quelli dei bambini sono stupendi !

Auguri a tutte le mamme .

100 parole per un’emozione …

Ho trovato questo sito per divertirmi un po’

Miniesercizio 6

Rotaie.

L’esercizio di oggi chiede un racconto sulle rotaie.

Certo molti di voi vorranno parlare di viaggi, di viaggi dell’anima anche. Ma vi chiedo di non farlo.

Vi chiedo un racconto di 100 parole che parli di cibo e che sia collegato alla foto.

Il protagonista deve essere un bambino.

 

 

Robert da piccolo viveva in una di quelle casine piccine lungo la ferrovia. La sua mamma mentre rimestava i legumi sotto il camino o rigirava le patate nella cenere doveva correre ad alzare o abbassare quelle sbarre bianche e rosse. Ed ecco comparire all’orizzonte prima il fumo nero, poi sua maestà la locomotiva.  Quando gli passava davanti quel mastodontico  insieme di ferraglia  era il  bambino più felice del mondo. Il  pane e pomodoro mangiato lì aveva un sapore unico, misto tra l’affumicato e il frizzante profumo della campagna . Ora, tutto è un lontano ricordo seduto in prima classe .

Lo scrigno di nonna Rachele

nonna-rachele

“Lo scrigno di nonna Rachele”

Com’è lontano il tempo di Splinder , un luogo magico che mi ha fatto aprire le ali e volare libera nel mondo della fantasia . Quante persone magnifiche ho incontrato, alcune le ho pure abbracciate, altre restano nomi e fiumi di parole che mi hanno fatto compagnia e mi hanno fatto crescere.

Eppure quegli anni hanno lasciato il loro segno e sono racchiusi in un libro “Lo scrigno di nonna Rachele”.

È veramente uno scrigno con tante storie generate: da piccoli concorsi, dall’ascolto di musiche magiche, da notizie ascoltate di sfuggita e altre dettate forse da altre dimensioni. Sì, come risultanti d’intersezioni temporali e spaziali che ho captato e trasferito nei file del mio computer. Chissà quale forza mi ha fatto scrivere, perché scrivo lasciandomi cullare dalla musica e alla fine rileggo, quasi, ignorando le parole impresse sullo schermo.

Il libro l’ho dedicato a mio marito, ma avrei dovuto aggiungere anche mio figlio. Perché?

Entrambi mi sfidarono, nel lontano 2002, a superare la mia riluttanza verso il computer, non finirò mai di ringraziarli i miei due uomini di casa, ma … Sì c’è un “ma” se non avessi incontrato su Splinder la mia mentore, colei che mi ha insegnato a usare le ali questo libro non esisterebbe.

Fino al 2007 scrivevo parole confezionate in versi, alcune sono finite in un libro “Sulla scia del vento dell’infinito”, altre in diverse antologie e molte ancora sono nel mio sito “ Gli occhi sono lo specchio dell’anima”, poi  Pina Varriale mi ha spinto a scrivere racconti e tutto è cambiato.

A lei ho lasciato il compito ingrato di scrivere la Prefazione .

Oggi si conclude il tempo di Ambradorata ( mio nick su Splinder ) e inizia il tempo di Tonina Perrone.

Un racconto dei Birba: “Accidenti alla pallina “rimbalzina” !

Accidenti alla pallina rimbalzina di Pierluigi

Nicola è  invidioso del suo cane, ma  perché?  Diablo  non fa i compiti, non deve lavarsi  i denti, non si alza presto la mattina , non si prepara la cartella, non porta fuori l’immondizia, ma soprattutto NON VA SCUOLA!  È il cucciolo di casa , tutti lo amano, lo coccolano, lo portano a spasso , tranne Nicola. Invece Diablo  regalerebbe  un osso pur di seguirlo la mattina quando sparisce con quel fagotto sulle spalle , è sempre triste e nervoso.

  • Hai finito di fare i compiti?- chiede la mamma dalla cucina.
  • Sì – risponde seccato Nicola.
  • Io devo andare dalla sarta , mi raccomando stai buono con Diablo non fate guai. Nicola mi raccomando non andare nel laboratorio di papà, l’ultima volta hai fatto scoppiare un incendio. Sono stata chiara?- strilla mentre esce.
  • Ecco lo sapevo devo fare da balia al “pulcioso”- brontola il bambino.

Appena la mamma esce Nicola corre giù per le scale e apre la porta del laboratorio. Diablo lo segue con la sua pallina “rimbalzina”  tra i denti. Il piccolo cerca di richiudere la porta , ma è troppo tardi il “ pulcioso” è dentro. Abbaia e fa cadere la pallina “ rimbalzina”. Oh no! La pallina inizia a saltare di qua e di là. Nicola la insegue, inseguito a sua volta da Diablo. Il cane è felice di giocare con il suo padroncino,  urta la pallina  con la zampa  e  la fa finire sul pulsante rosso del raggio laser!

  • No! Ora cosa accadrà?- pensa

Nella stanza si sente un rumore simile al decollo di un aereo, passa un secondo e dal tubo esce un raggio che rimbalza da uno specchio all’altro. Nel laboratorio, purtroppo, ci sono molti specchi per gli esperimenti . Il raggio è sempre più infuocato Nicola cerca di evitarlo, ma si scontra con Diablo ed entrambi vengono avvolti dalla sua luce accecante. Svengono e al loro risveglio non ricordano nulla. Il bambino si guarda intorno ed esce velocemente dal laboratorio spingendo Diablo, ricordando le parole della mamma.

  • Come siamo finiti nel laboratorio di papà?- domanda al suo cane che incurante va verso la ciotola dell’acqua.
  • Anch’io ho tanta sete – beve due bicchieri d’acqua, ma si sente ancora accaldato, chissà perché.

Rientrano tutti, cenano e dopo un po’ a  Nicola ordinano di andare a letto. -Uffa io devo andare a letto presto! Mentre il “pulcioso” sta sul divano tra mamma e papà- pensa infuriato. – Lavati i denti – gli ricorda la mamma – Poi passo a darti il bacio della buonanotte. Alla mattina Nicola si prepara per andare a scuola, prende la cartella, saluta la mamma, fa finta di tirare un calcio a Diablo  – Ciao “pulcioso”!-  e gli fa le boccacce. Lungo la strada incontra Luca, il suo compagno di banco, lo saluta saltandogli sopra e leccandogli la faccia. Luca seccato gli grida:- Che schifo? Nicola lo guarda , sbuffa e alza la gamba vicino all’albero, ma viene interrotto dalle urla di Luca:- Nicola, che fai tu non sei un cane! Spaventato dal compagno corre verso la scuola. Quando la maestra fa l’appello lui risponde, invece del classico “Presente” :- BAU! BAU! I compagni ridono a crepa pelle. Dopo la ricreazione vanno in palestra . Luca tira la palla che finisce in fondo alla stanza e Nicola va per prenderla, ma invece di usare le mani si mette a quattro zampe e dà un colpo con il naso. Tutti ridono,  la maestra impreca :- Nicola! Preoccupata  manda a chiamare la madre per raccontarle il comportamento strano del figlio. Nicola torna a casa con la mamma. In macchina lei gli fa il terzo grado:- Cosa ti sta succedendo? Perché  ti comporti stranamente? Ma ti senti bene ? Hai la febbre? Hai mal di pancia?Ti gira la testa? Dai dillo a mamma. Stasera chiamo la pediatra. A pranzo la mamma chiama tutti :- Venite è pronto. Nicola invece di sedersi a tavola corre verso la ciotola. Mentre Diablo salta sulla sedia , appoggia le zampe sul tavolo e inizia a mangiare la pastasciutta . Marta, la sorella di Nicola,vedendo la scena sbraita :-  Mamma vieni! Diablo sta mangiando la pasta di Nico! E Nico sta mangiando i croccantini di Diablo| Inizia il fuggi fuggi generale! Diablo e Nicola spaventati dalle urla di Marta e della mamma scappano verso la cameretta e si lanciano sotto il lettino. Sbattono la testa una contro l’altra e all’improvviso si sentono una scossa per tutto il corpo, poi un fischio nelle orecchie e dopo tutto intorno a loro diventa luccicante.

  • Dove siete finiti? – continua a ripetere la sorellona.
  • Nicola esci. Diablo vieni fuori. Appena lo prendo lo sbatto subito fuori – sentenzia la mamma.
  • Dai non ha fatto nulla di male – cerca di calmare gli animi il papà, mentre mangia.
  • Oggi, quel cane se ne va fuori senza mangiare,  l’ha fatta grossa- controbatte la signora stizzita.

Intanto sotto il letto i due si abbracciano e di nuovo hanno la scarica elettrica . Si allontanano ed escono dal loro nascondiglio. Nicola guarda verso l’alto , Marta è altissima.

  • Mamma vieni li ho trovati- la sua voce è da strega.

Il piccolo guarda la sorella :- Marta è cresciuta troppo oggi – pensa. Tenta di parlare , ma gli esce solo :- Bau ! Bau!- sorpreso guarda le sue mani , dove sono? Ha le zampe ! Corre verso lo specchio del corridoio e l’immagine riflessa lo terrorizza. Si è trasformato in Diablo! Salta , abbaia, vuole far capire ai suoi genitori che non è il cane. Spicca salti da un mobile all’altro , scivola sul tappeto e  la televisione finisce a terra. Prende la rincorsa e va contro il vaso di zia Carla che finisce in mille pezzi. Marta cerca di prenderlo , ma lui la evita . Oh no! Anche papà e la mamma lo inseguono , allora non hanno capito nulla . Con la coda dell’occhio vede Diablo comodamente seduto a tavola che mangia la sua pastasciutta . Azzanna i suoi pantaloni e ringhia , sì avete capito bene: Diablo è diventato Nicola e gli ride in faccia!  Il papà lo blocca e lo mette fuori dalla porta :- Ora vai a cuccia monello. Nicola piange , graffia con le unghie la porta , abbaia , ma nessuno lo aiuta. Stanco si accuccia sullo zerbino e piange :- Voglio la mia mamma! Voglio andare nel mio letto, io sono un bambino non sono un cane . Perché nessuno lo capisce. Voglio tornare a scuola! Farò i compiti , sarò buono , ascolterò la mamma . Giuro non farò più dispetti a Marta e non entrerò più nel laboratorio di papà  – piange a dirotto . Scende la sera e sente troppo freddo, ormai non è più estate,  decide di rifugiarsi nella cuccia di Diablo e da lì vede spegnersi le luci dentro casa. Tutti dormono. – Che rabbia io sono qui in questa cuccia puzzolente e Diablo è nel mio lettino morbidoso non è giusto. Io sono Nicola, ma come sono diventato Diablo , accidenti? – inizia a ricordare – Ho capito è colpa del raggio laser . Domani devo cercare di farlo sapere a papà, solo lui mi può aiutare.-stremato si addormenta. All’alba si sente soffocare , apre gli occhi , è tutto pigiato nella cuccia . Riesce a uscire, le gambe gli fanno male, le mani sono addormentate . Le mani? Guarda le mani , guarda i piedi , ma non è più un cane! Corre alla porta e bussa con i pugni :- Mamma ! Papà! Marta aprite! Sono io Nicola , non sono più un cane! È finito l’effetto del raggio laser ! Aprite! Nella casa tutti si svegliano e vanno alla porta . Nicola racconta tutto quello che gli accaduto . Dopo  vanno nella cameretta e trovano Diablo raggomitolato nel letto che dorme beato. Nicola non lo sveglia , lo accarezza :- Ehi amico non ti tratterò più male e quando farà freddo dormirai qui con me, perché ora so quanto fa freddo fuori.   Nicola per colpa di una palla “rimbalzina”  vive per un po’ nel corpo del suo cane, Diablo. L’esperienza gli fa apprezzare la vita quotidiana dell’essere un bambino con tutti gli impegni annessi, compreso andare a scuola. Inoltre  l’esser stato un cane gli permette di vedere Diablo con occhi diversi . Accidenti che può fare una pallina rimbalzando qua e là!

ALLA RICERCA DEL TASSELLO MANCANTE – Il volere dei Sapienti

Il sole bacia le loro corse spensierate, il profumo della natura incontaminata li avvolge in serafico stato.

Il torrente è vicino, Mara incita Ombra : – Vediamo chi arriva prima.

Il lupo la guarda, scodinzola la coda poi volge lo sguardo verso il gorgoglio ormai vicino.

Con un balzo inizia a correre, mentre Mara manifesta il suo disappunto per la velocità dell’amico.

Tutto è estasi, voli di rondini di una primavera senza tempo, farfalle dorate dal batter d’ali inverosimili, suoni argentini di acque limpide e gelide che solcano una terra fatata .

Si getta tra i fili d’erba inalando quei profumi più con l’anima che con l’olfatto.

Apre le sua braccia e le sue mani accarezzano i fiori e i fili d’erba, guarda il cielo azzurro, limpido.

Sente i battiti del suo cuore, accelerati sì, ma soavi per la gioia che le procurano all’anima.

Si sente viva, libera, serena. Dalle sue labbra escono poche parole : – Fermati tempo! Lascia che io

goda di questo attimo di comunione con l’infinito.

Ombra le lecca il viso svegliandola dai suoi dolci pensieri.

Si rialza, ma sente una presenza dietro di lei.

Di scatto si volta alzandosi in piedi. Il sole è svanito di colpo, nuvole nere incombono all’orizzonte.

Ombra è irrequieto, abbaia alla figura che si avvicina inesorabile e minacciosa.

Guarda a terra nella speranza di poter raccattare un pezzo di legno e improvvisarlo arma .

Occhi gelidi la scrutano dentro, non sa opporre barriere, il suo fido amico ringhia un passo davanti a

lei onorando la sua missione, proteggerla.

Alza lo sguardo sfidando quel essere che nulla ha di umano, sospesa nell’aria.

Le fattezze di una donna bellissima, ma senza anima.

Il viso è bianco come la morte; i capelli neri  svolazzano senza vento; gli occhi verdi e gelidi sono smeraldi incastonati in bianca porcellana senza espressione e senza tempo.

Le streghe delle fiabe di quando era bambina erano meno terrificanti di questa donna che donna non è. Tenta di muoversi, ma comprende di essere in balia del suo volere.

Solo la sua anima è libera. Avverte la sua uscita dall’ involucro immobile in cui si è fatta ridurre. Leggera la sua essenza guerriera si solleva consapevole del  potere divino insito nella sua natura e  si scaglia come furia su colei che la minaccia .

Una voce calma e profonda esorta alla ragione: – Non vengo per generare caos e morte. Fui mandata per portarti un messaggio da altre dimensioni. La tua luce non è fatta per attaccare, ma per amare.

Temo più il tuo amore che non  il tuo odio.

Mara, perderai Ombra lungo il cammino, lassù vogliono che tu vada per la tua strada senza bastoni, saranno le tue gambe a sorreggerti. Comprendi il messaggio? Nessuno ti potrà aiutare da questo momento sarai sola.

–          Non voglio rinunciare ad Ombra.

–          Devi ! Tutto è scritto nel grande libro dei Sapienti.

–          Cosa vuoi dire ?

–          Esiste un luogo, nella dimensione del non tempo, dove è custodito il libro dei Sapienti, scritto dalle Menti Superiori.

–          Sono stufa di fare sempre quello che altri decidono per me.

–          Mi dispiace!

–          Facile dire , difficile è vivere . Diglielo ai tuoi Sapienti ! – piange conscia che nulla potrà fermare ciò che è scritto.

Una folata di  vento dissolve l’immagine della donna messaggera, avverte la pesantezza del suo corpo fisico, rivolge lo sguardo al suo adorato amico.

–          Loro non vogliono che tu continui con me il tuo cammino. Prima mi affidano a te e ora – si abbassa , lo abbraccia accarezzando il suo pelo caldo. Ombra risponde alle sue manifestazioni d’affetto leccandole il viso, appoggia la sua zampa sul ginocchio piegato di Mara.

Il vento rinforza la sua forza dividendo i due amici.

–          Aspetta vento lascia che imprima nella mia mente il suo calore, la morbidezza del suo manto, la dolcezza del suo sguardo, ti prego fermati!- grida con tutta la rabbia sgorgata dal suo cuore.

–          Mara è giunto il tempo degli addii , mi dispiace figlia cara , ma devi lasciarlo andare . Il suo compito era accompagnarti nella vallata .

La voce del vento le entra nell’anima come un fendente al quale non può opporre più resistenza.

Si alzano contemporaneamente, Ombra la guarda con occhi languidi e tristi , avanza lentamente verso il bosco, si ferma voltandosi , la guarda dritto negli occhi  e di scatto inizia a correre. Mentre lei resta immobile, vorrebbe gridare forte il nome dell’amico, ma nessuna sillaba esce dalle sue labbra serrate.

–          Addio amico caro , non ti dimenticare di me – il suo pensiero vola ad accarezzarlo per l’ultima volta .

L’animale  quasi ascoltasse il suo pensiero , ferma la sua corsa , la riguarda  e volgendo il suo muso al cielo lancia il suo ululato d’addio.

Lei si lascia cadere a terra, affonda le dita tra i fili d’erba, il viso è riverso sul manto verde e le sue lacrime si fondono con le gocce di rugiada.

Il vento l’accarezza  e le sussurra – Forza rialzati devi trovare un posto sicuro per la notte che si avvicina .

Non ha le forze per rialzarsi, la sua disperazione è tale da annullare in lei il senso del tempo e il pianto la sfianca a tal punto da farla cadere in un profondo sonno.  Vagare nel mondo di Morfeo è  un prezioso dono, dove mille sentieri fanno dimenticare la via maestra, dura e inesorabile , ma sulla quale i passi devono lasciar le loro orme al passato, imprimere la terra nel presente proiettarsi nel futuro.

 

 

 

 

 

ALLA RICERCA DEL TASSELLO MANCANTE – Un Amico

Un raggio del nuovo giorno  si è fatto strada tra le fronde degli alberi raggiungendola .

Apre gli occhi, di colpo le scene della sera precedente le tornano in mente.

Si alza, scruta intorno per scorgere il lupo.

Sorride, pensa che è stato tutto un sogno.

Si  volta di scatto, eccolo!.

Sembra una statua è immobile .

Gli amici ti guardano le spalle e quel lupo argentato è lì per proteggerla, è il suo nuovo amico.

– Ti devo dare un nome, ma quale? Se tu devi stare sempre con me sarai la mia ombra, quindi ti chiamerò Ombra.

Il lupo corre da lei  sembra aver capito, si distende ai suoi piedi.

Sorride può finalmente parlare con qualcuno.

– Ombra andiamo devo trovare un torrente per rinfrescarmi   il viso, bere, trovare delle bacche da mangiare .

Si arrampica rassicurata dalla presenza del nuovo amico .

Ombra avanza,  si ferma, attende e non prosegue se prima Mara non lo raggiunge .

Tra i due ci sono degli scambi di sguardi di grande complicità, come fanno gli amici di vecchia data .

Arrivano sulla sommità della collina, lei guarda ciò che sta per lasciare alle sue spalle, una lacrima scende furtivamente, il vento l’ asciugherà.

Guarda il suo mare, da lontano la furia delle  onde non fa paura.

Il faro quasi si confonde con i colori del mattino e la lontananza sminuisce la sua imponenza .

Il suo sguardo si perde nell’immensità dell’orizzonte.

Ombra avvicina il suo muso umido al mano alla ricerca di una carezza  o forse per consolarla.

Basta il passato è passato, il suo cuore vuole andare avanti .

Comprende che questo viaggio estremo è una prova, non sa cosa c’è oltre la collina, ma vuole arrivare …Guarda la vetta lontana della montagna. Sussurra al vento alcune parole scritte anni prima nel suo diario, con voce commossa, ma decisa:

Risorgerò …
dalle ceneri risorgerò!
Tornerò a guardare
la luce del sole
senza il velo delle lacrime.
Ho ancora forza in me
per arrampicarmi
sul pendio impervio
della vita.
Le mie unghie sanguineranno
conficcandosi nella roccia…
ma non mi fermerò.
Il mio cuore
batterà forte
scandendo
la mia rabbia,
il mio dolore,
ma soprattutto
la mia voglia di vivere.
Arriverò lassù sulla vetta…
e quando guarderò il sorgere
del sole …sarò sola…
non importa …ma io
manterrò la promessa
fatta con il cuore
dettata da un amore…
un amore eterno,
almeno per me.

Le mani asciugano rivoli salati  e la sua voce di disperde nell’aria.

Ombra è appiccicato alle sue gambe immobile come una sentinella .

Accarezza quella creatura fantastica che Mente divina le ha messo accanto e senza aprire bocca iniziano a correre sul sentiero .

Il dislivello è notevole e il sentiero è molto tortuoso, la corsa si riduce in una affannosa salita .

Nel cammino il suo corpo è proteso in avanti e le sue mani afferrano le radici degli alberi usandole come appigli .

Ombra è sempre un passo davanti a lei .

Lui comprende quando deve: fermarsi,  tornare indietro per incoraggiarla o  spronarla con un suo ululato.

Il tempo passa e Mara sente la fatica; ormai sono distanti la costa  e il suo mare .

Stremata, assetata, affamata si getta a terra. Il suo respiro è affannoso, ha fame d’aria , ha chiesto troppo al suo corpo e ora manda i segnali di crollo.

Lo sfinimento la fa assopire. Senza rendersene conto si trova intrappolata in un sogno…

<<- Ombra dove sei ? Non correre . Perché non mi aspetti ?

Guarda le sue mani sono piene di sangue.

 Il lupo continua a correre senza di lei .

Un’ ombra nera le si para davanti ostacolando il cammino.

Raccoglie un arbusto secco da terra per difendersi e grida con tutto il fiato che ha in corpo:- Ombra aiutooooooooo!!!

Lui si volta resta immobile poi svanisce nella nebbia che sta scendendo.

– Perché mi stai lasciando ? Perché?

Grida lambendo il ramo verso quell’ombra che la minaccia , vuole avvolgerla.

Di colpo i rumori e i colori  della notte . Intorno a lei tutto è tetro, non capisce dove deve andare .

Un urlo squarcia il cuore  del buio .

Artigli possenti l’afferrano sollevandola .

Sente il vento sul viso , le sue narici si allargano per incamerare aria pura, apre gli occhi e in lontananza vede la luce del faro, alza lo sguardo, una immensa aquila la sta trasportando.

Terrorizzata pensa:-Dove mi stai portando?

Ai suoi piedi l’intera vallata, il volatile la sta portando verso la montagna della luce.

Il suo volo rasenta gli alberi, i raggi della luna illuminano una radura poi… giù, precipita.

Agita gli arti nel vuoto,  grida, il terrore è in lei e la certezza della fine.>>

Qualcosa di caldo, appiccicoso, le  imbratta il viso .

Apre gli occhi :- Ombra! – piange abbracciando il lupo, il quale continua a leccarle il volto.

Comprende di aver fatto solo un brutto sogno anche se non percepisce il significato di quelle minacce oniriche .

Si rialza, Ombra scodinzola felice.

Non si è accorta di essere quasi sulla sommità della seconda collina .

Corre felice .

Lo stupore trasforma la luce dei suoi occhi dandole un’espressione da  Alice nel paese delle meraviglie .

La radura del sogno!

Il suo sguardo accarezza incantato un paesaggio splendido:

prati verdeggianti,  a destra un torrente, a sinistra un fitto bosco dal quale giungono canti melodiosi di stormi canterini.

Guarda Ombra :

– Dove andiamo amico mio verso il torrente o verso il bosco??

Il cane senza esitazioni si dirige verso l’acqua.

ALLA RICERCA DEL TASSELLO MANCANTE – Il dubbio

Il dubbio

Penetrante è l’odore di muschio , d’ umidità.

La stanchezza la sta vestendo come un abito attillato e soffocante.

Inciampa e il suo volto si sporca di quel fango viscido .

Usa il dorso delle mani per toglierlo . Dai suoi occhi iniziano a cadere copiose lacrime catartiche .

Osserva intorno ; una leggera foschia rende inquietante il luogo .

Non più arbusti , ma alti alberi la sovrastano .

La solitudine incombe maestosa con prepotenza devastante sull’anima.

– Dove sei ?- grida pur sapendo che non avrà risposta .

Guarda nella direzione dalla quale è venuta , forse sta sbagliando tutto .

Il dubbio si insinua nelle pieghe del suo essere stanco .

Ora che è libera di andare, non conosce la direzione.

Dove sono finiti i suoi sogni , dove sono svaniti i suoi progetti , dove volerà libera da regole , tradizioni , convenzioni , volontà altrui , dove?

Quando stava giù, tra la gente qualunque, era facile sognare la via della fuga . Immaginare di lottare contro le imposizioni; buffo , ora si sente svuotata e non sollevata.

Apre le sue braccia al cielo e urla il suo dolore liberando energie tetre che stazionavano nel profondo del suo essere donna.

Sì! Lei è una donna , ha sempre indossato la maschera della forza, della parità con l’altro sesso .

Ha gareggiato con caparbietà , è preferibile scontrarsi che incontrarsi .

Ha preferito la forza dei muscoli alla forza suadente delle carezze.

Si alza di scatto e riprende la sua salita corre mettendo sotto sforzo il suo corpo .

Corre senza capire dove sta andando, non vede il sentiero i suoi occhi sono annebbiati . Inciampa , si muove con scatti e balzi per superare i dislivelli del terreno e purtroppo, a volte, deve buttare le mani nel fango per riparare il viso nelle cadute.

Esausta si ferma , i suoi polmoni stanno scoppiando e reclamano aria.

Si lascia cadere nel fango senza forze , il suo petto sembra un mantice impazzito .

La tensione di ogni singolo muscolo le genera spasmi e crampi.

La Disperazione , la Solitudine , l’Amarezza, l’Angoscia , la Paura ballano come delle megere intorno a lei schiamazzando e ridendole in faccia.

– Che volete da me ?

La Solitudine si fa portavoce delle altre e con fare dimesso e pacato :

– Figlia cara siamo quello che tu hai provocato con il tuo modo di fare .

Le altre ridono in modo sguaiato.

Lei tenta di appoggiare le sue spalle al tronco di un grosso albero e guarda incredula quegli esseri sperando in un prossimo risveglio .

– Povera piccola , pensavi di essere forte, di avere tanti amici , guardati ora …sei sola ! Sola , comprendi ?

Interviene l’Amarezza con sprezzante sarcasmo:

– Pensavi che accondiscendendo agli altri avresti guadagnato un posto in Paradiso ?

La Paura la guarda dritta negli occhi , sente il suo respiro ed è costretta a vedere il suo di volto , orribile nelle singole rughe :

– Tremi e fai bene . Sento l’odore acre del terrore in te , vedo i colori del grigio nella tua anima, tocco con mano il sudore ghiacciato sulla tua pelle . Mi specchio, con immenso piacere, nel profondo dei tuoi occhi spalancati e sbigottiti. Non stai sognando.

Questa assurda scalata l’hai voluta tu .

Non ti abbandoneremo lungo questo tuo viaggio , anzi, noi non ti lasceremo mai . Non ci vedrai , ma  saremo sempre vicino a te anzi …in te!

Sente martellante i loro sogghigni penetrare nel  cervello e fare eco nei meandri infiniti di esso .

Trema , il panico è padrone del suo corpo e sussurra :

– Che ho fatto?

Tutto sembra distorto, nauseabondo … poi nero!