Oggi 13 giugno …

noi tre

Mi manchi, manca il tuo sorriso vero non piatta espressione su carta.

Manca il tuo bacio in quello scambio di auguri tutto nostro.

Mi restano i ricordi di quel giorno lontano… il mio piccolo uomo, tu ed io!

Era il nostro giorno, è il nostro giorno, è il nostro santo di tutti e tre. Uniti per sempre anche se dislocati in dimensioni e spazi diversi.

Auguri papà, auguri amore della mamma e auguri a me.

 

Spettacolo musicale

A conclusione del progetto di lettura e scrittura creativa, inerente al Grande Tito Schipa , ho deciso di scrivere la sceneggiatura dello spettacolo finale inserendo come protagonista il nostro illustre salentino, ma immaginandolo bambino. Lui tra i miei cuccioli che stanno per spiccare il volo.

 

locandina

C’è ancora tempo per un magico sogno

tramonto donna

Cercare nei ricordi versi pensati, ma mai scritti.

Cercare, invano, tinte policrome

nel grigiore del nulla.

Cercare tra effigi sbiadite, nel tunnel del passato,

per trovare nuova forza ad affrontare il domani.

Eppure solo un attimo fa

il cielo era azzurro, lunghi capelli svolazzavano al vento della vita.

E voi sogni in quale anfratto siete svaniti?

L’istinto della sopravvivenza ha avuto la meglio

sui colori delle dimensioni oniriche.

I conti sono presto fatti,

il tempo inesorabile è passato

l’orizzonte si è tinto dei colori del dì pronto a cedere il passo alla luna,

ma anche il tramonto è degno d’essere scenario di mille sogni.

che sa di domani.

Arriva il gelo !!!

100 parole per sua maestà il gelo che incombe sul Salento!

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Le tue spirali avanzano, avviluppano, avvolgono e travolgono tutto e tutti, togliendo il respiro e raggelando il sangue nelle vene.  Al tuo passaggio regna il silenzio irreale, è consentito sentire solo il tuo fiato gelido che penetra negli anfratti non lasciando scampo. Tutto è in standby! Sembra di stare davanti a una scacchiera, l’attesa fa meditare attendendo una tua mossa. La trepidazione dell’incertezza blocca chiunque nel tepore di ermetici nascondigli, dai quali fuoriescono sbuffi grigi che ti sfidano. Stai avanzando inesorabilmente, folle è colui il quale oserà, nelle prossime ore, oltraggiare il tuo passaggio. Fermi tutti è arrivato il GELO!

Lo scrigno di nonna Rachele

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“Lo scrigno di nonna Rachele”

Com’è lontano il tempo di Splinder , un luogo magico che mi ha fatto aprire le ali e volare libera nel mondo della fantasia . Quante persone magnifiche ho incontrato, alcune le ho pure abbracciate, altre restano nomi e fiumi di parole che mi hanno fatto compagnia e mi hanno fatto crescere.

Eppure quegli anni hanno lasciato il loro segno e sono racchiusi in un libro “Lo scrigno di nonna Rachele”.

È veramente uno scrigno con tante storie generate: da piccoli concorsi, dall’ascolto di musiche magiche, da notizie ascoltate di sfuggita e altre dettate forse da altre dimensioni. Sì, come risultanti d’intersezioni temporali e spaziali che ho captato e trasferito nei file del mio computer. Chissà quale forza mi ha fatto scrivere, perché scrivo lasciandomi cullare dalla musica e alla fine rileggo, quasi, ignorando le parole impresse sullo schermo.

Il libro l’ho dedicato a mio marito, ma avrei dovuto aggiungere anche mio figlio. Perché?

Entrambi mi sfidarono, nel lontano 2002, a superare la mia riluttanza verso il computer, non finirò mai di ringraziarli i miei due uomini di casa, ma … Sì c’è un “ma” se non avessi incontrato su Splinder la mia mentore, colei che mi ha insegnato a usare le ali questo libro non esisterebbe.

Fino al 2007 scrivevo parole confezionate in versi, alcune sono finite in un libro “Sulla scia del vento dell’infinito”, altre in diverse antologie e molte ancora sono nel mio sito “ Gli occhi sono lo specchio dell’anima”, poi  Pina Varriale mi ha spinto a scrivere racconti e tutto è cambiato.

A lei ho lasciato il compito ingrato di scrivere la Prefazione .

Oggi si conclude il tempo di Ambradorata ( mio nick su Splinder ) e inizia il tempo di Tonina Perrone.

A una persona speciale…

 

È da molto tempo che non scrivo, diciamo troppo! Stasera avrei voluto una penna e un foglio per fissare le sensazioni che mi hanno pervaso in una situazione particolare, molto triste, che hanno rievocato immagini perse nel mio ieri.

rosa

Brusio ovattato tra mura sacre a chi giace.

E da quelle mura permeate di ricordi

rimbomba il futuro silenzio

come spettrale ombra di un tempo senza ritorno.

Abbracci   a sguardi persi nel vuoto

mentre lance percuotono cuore amato da chi giace,

dando lampi di oggi e magiche sfumature di ieri

in impetuose e simultanee presenze.

Colei che un tempo donò vita

ha chiuso le finestre dell’anima al mondo,

serrate le labbra al vento

lasciando solo echi lontani a consolare

quel cuore in grembo portato.

Ora vola oltre il limite della ragion pura,

ma nessun tempo dissolverà   il suo amore detto o non detto

a chi continuerà a guardare il mondo

e   a donar parole al vento.

Auguri a noi

Ecco oggi mi manchi come l’aria.

Lo so sono passati ormai tanti anni , ma mi manchi.

Guardo una foto , prima è nitida poi si annebbia dietro l’affiorare di dolci ricordi a braccetto con ferite mai rimarginate.

Più tardi prenderò il telefono per dargli gli auguri , per sette anni tutte e tre abbiamo festeggiato il nostro santo, ora sono qui consapevole di essere sola .

Un bacio a te che sei lassù , un bacio a te figlio mio lontano dagli occhi ,ma non dal mio cuore.

Auguri a noi noi tre

Eppure  c’è sempre un poi …

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Ombre offuscano

togliendo aria e colore.

Mentre spilli penetrano

nel pulsare vitale

fermando il prima e il dopo.

L’affanno perpetuato

nel rituale senza sorpresa

avvinghia l’anima,

rendendola scialba e vuota.

Eppure  c’è sempre un poi …

Alla tempesta segue il raggio di sole,

alle lacrime seguono i sorrisi,

a questo grigio tetro

seguirà la vastità dei colori…

 

CARLETTO SMEMORATO

Carletto smemorato è la storia di un bambino che non voleva fare mai i compiti per casa . L’ho inventata in classe per un mio alunno, che nascondeva i compiti,poi arrivata a casa l’ho scritta. Se lo avessi fatto per ogni storia che ho inventato per mio figlio o per i miei alunni ora potrei pubblicare un librone di fiabe.

 

Carletto smemorato

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Carletto non amava andare a scuola e ogni mattina tirava fuori dal cilindro della fantasia:  improvvisi mal di testa, febbricole intermittenti, mal di pancia da urlo.

Stare in classe lo poteva accettare, ma l’impegno dei compiti a casa lo snervava.

Odiava il diario e aveva cercato di farlo sparire, spesso, negli zaini dei compagni o in fondo al tiretto della cattedra, ma  puntualmente se lo vedeva recapitare.

– Uffa! Non voglio fare i compiti. I bambini devono giocare. – ripeteva dentro di sé mentre la mamma  faceva la fatidica domanda: – Carletto che compiti hai per domani?

E lui puntualmente ripeteva:- La maestra non ci ha dato nulla!Uffa! – e sbuffava.

 

Un giorno la mamma decise di vederci chiaro.

Chiese a nonna Camilla di andare a chiedere chiarimenti alla maestra.

 

– Allora mamma cosa ti ha detto la maestra?- chiese la madre di Carletto.

– Figlia mia, quel discolo del tuo figliuolo, ogni giorno, dice alla maestra che ha dimenticato il quaderno con i compiti. La signora pensava di chiamarti, in questi giorni,  per chiederti spiegazioni.

– Cosa! Adesso lo sistemo io il pargolo imbroglione.- esclamò con una smorfia perfida.

 

Al ritorno dalla scuola lo stomaco si sa borbotta e quel giorno Carletto aveva una fame da lupo.

– Mamma quando mangiamo?- chiese schioccando uno dei suoi favolosi baci.

– Scusa Carletto abbiamo mangiato tutto, ci siamo dimenticate di lasciarti: la pasta con il prosciutto a dadini, la cotoletta alla milanese e il budino alla vaniglia. Comunque puoi farti un panino se vuoi.- mentre parlava osservava il viso sbigottito del figlio.

– Come ti sei dimenticata di me? Le mamme non dimenticano i figli!-rispose con il magone che gli strozzava la gola. Riuscì a non piangere, corse in camera e lasciò scendere i lacrimoni a suon di singhiozzi.

– Come può una mamma mangiare tutto e dimenticarsi di suo figlio?- rimuginava non trovando una risposta.

 

All’ora della merenda sentì un delizioso profumo di torta e corse in cucina.

– Dov’è la torta? Ho fame! – gridò strofinandosi le mani.

– Quale torta ? Ah, sì l’ho fatta per Annalisa, papà, nonna, per Max, zia Grazia e zio Filippo, ma… mi sono dimenticata di te. La tua fetta l’ho regalata alla signora Rosalba. Lo sai è una nonnina sola dobbiamo essere gentili.- la sua voce era quasi melodiosa mentre recitava la parte della mamma svampita.

– Mammaaaaaaa! Ma stai scherzando vero!- urlò Carletto con gli occhi pieni di lacrime.

– No!- rispose secca la mamma.

Il piccolo si sentì crollare il mondo addosso e strofinandosi gli occhi si rifugiò nella sua cameretta, pianse tanto e alla fine si addormentò.

 

Fuori era buio pesto quando Carletto riaprì gli occhi e in casa regnava un silenzio tombale.

–  Non mi vogliono più bene questa è la verità. È notte fonda, non mi hanno chiamato per la cena. Papà perché non mi ha chiamato? E la mamma non mi ha dato neppure il bacio della buonanotte. Vogliono più bene ad Annalisa. Adesso che faccio? Mi farò un altro panino.- mugugnando si avviò al buio verso la cucina.

Appena entrò, di colpo, si accesero le luci.

– Sono venuto a farmi un altro panino, perché in questa casa ci si dimentica di me.- fece l’indifferente, ma dentro di sé era meravigliato della presenza dei genitori in cucina.

– Carletto  non hai dimenticato di dirci qualcosa?- domandò pacato il papà, mentre prendeva una fetta di torta.

– Io non dimentico nulla, non sono come voi! – rispose imbronciato il piccolo.

– Innanzitutto rispondi in modo educato. Poi a me risulta che sei un po’ smemorato, dimentichi di fare i compiti ogni giorno.- la mamma mentre parlava aveva un sorrisetto strano di chi la sa lunga.

– Parli proprio tu che ti sei dimenticata di un figlio.- ormai il pianto e la rabbia stavano diventando padroni del piccolo ometto offeso.

– Rispondi educatamente! Spero che ti sia servita la lezione, figlio caro.  Tu hai dimenticato di fare il tuo dovere di scolaro e io e papà abbiamo, volutamente, dimenticato il nostro dovere di genitori. Carletto tu alla tua età devi fare i compiti, questo è il tuo lavoro, il tuo dovere. Una persona responsabile non può dimenticare i doveri e ricordare solo i suoi diritti. – concluse la mamma stringendoselo a sé.

– Allora mi volete ancora bene?- sussurrò timoroso della risposta.

– Sciocco, sei il nostro amore!- affermò abbracciandolo il papà.

– Da oggi in poi devi fare i compiti non per far contenti noi, ma per il tuo avvenire.- continuò il papà – Ora la mamma ci preparerà da mangiare.- e gli arruffò i capelli.

Guardò il papà e poi la mamma e sorrise, anche loro non avevano mangiato pensò.

– Non potevamo cenare sapendo che tu eri a digiuno.- esclamò la mamma, come se avesse letto i suoi pensieri.

 

– Che succede?- era la piccola Annalisa che si era svegliata sentendoli ridacchiare.

– Cose da grandi.- rispose Carletto abbracciandola.