BIANCHINO, PESCIOLINO PALLIDINO

BIANCHINO PESCIOLINO PALLIDINO

Un giorno, nel Regno del dio Nettuno, nacque un pesciolino tutto bianco.

Tutti lo prendevano in giro, allora lui si rifugiò in una grotta sotto il Grande Scoglio e per tre giorni pianse disperato.

Passò di lì, quatta quatta, una meravigliosa Stella Marina e vedendolo si preoccupò.

– Piccolo perché stai lì rintanato a piangere? Forza, esci e vai a giocare con gli altri.

Tra i singhiozzi dalla grotta si udì una vocina – Tutti mi prendono in giro, mi chiamano “Bianchino pesciolino pallidino”.

– Mi dispiace tanto, ma tu devi reagire. Non ti curar di loro e sguizza tranquillo.

Non ci fu verso, il piccolo si rintanò ancora di più verso il fondo della grotta.

La Stella Marina decise di andare dal dio Nettuno, non si poteva vedere tutto quel dolore e rimanere indifferenti.

Arrivata da Nettuno gli illustrò la situazione che si era creata nel Regno.

Tale discriminazione minava l’armonia e la pace del mondo azzurro.

Il dio chiamò a sé i suoi sudditi con tre poderosi colpi di tridente sul fondale.

In men che non si dica ebbe tutti al suo cospetto.

– Dite Sire! –  esclamò preoccupato ser Polpo.

– Che accade? –domandò incuriosito il Delfino.

Dopo un sonoro chiacchiericcio il regno piombò in un terrificante silenzio e solo allora si udì la voce tuonante di Nettuno: – Mi è giunto all’orecchio che nel mio Regno stanno accadendo fatti inauditi, vergognosi! Tutti noi siamo diversi, ma non per questo l’uno è meno pregevole dell’altro. Non sono i colori delle squame o le dimensioni a rendere importante ognuno di noi. Pertanto decreto che il piccolo che vive sotto il Grande Scoglio non venga più importunato, tantomeno preso in giro. Riterrò responsabili voi delle azioni delle vostre proli! Siamo intesi pesce Donzella? Avete compreso pesce Perchia e voi pesce Pagello?

I nominati abbassarono lo sguardo.

– La seduta è sciolta! – sentenziò il dio del mare con tono severo.

Dall’alto del cielo la Luna aveva osservato tutto e chiese: – Nettuno che succede nel tuo magnifico regno?

– Carissima Luna è nato un pesciolino candido come il tuo viso ed è deriso da chi sfoggia sgargianti colori. Non so che fare oltre alla ramanzina appena terminata.

– Non disperare, ho un’idea molto colorata. Ci vedremo qui domani e vedrai.

Arrivò l’alba e il Sole iniziò a sorgere, quello era uno dei due momenti della giornata in cui Luna poteva parlare con suo fratello.

– Sole, fratellone mio, devi farmi un favore.

– Dimmi sorellina – rispose accarezzandola con i suoi raggi dorati.

– Devi illuminare una nuvola, far comparire Arcobaleno e chiedergli un raggio con i suoi colori. Io lo porterò a Nettuno così lui potrà salvare un piccolo pallido pesciolino dalla solitudine.

Il Sole sorrise alla dolce sorella e andò in cerca di una nuvola carica di pioggia. Trovata, la illuminò e nella vallata comparve Arcobaleno.

– Arcobaleno, gentilmente, donami uno dei tuoi raggi colorati è per un’azione buona e giusta.

Al tramonto Sole passò a Luna il raggio donato da Arcobaleno.

Quella notte Luna era bellissima, aveva il contorno del suo pallore illuminato da uno sfarfallio di colori, ma gli umani non lo potevano vedere.

Chiamò Nettuno: – Dio del mare prendi questo raggio colorato e lancialo nella grotta del piccolo pesciolino. Vedrai un’esplosione di luci e lui non sarà più bianco e pallido come me. Fammi questo regalo amico caro.

– Mi chiedi di farti questo regalo? Sei tu dolcissima creatura che stai donando la gioia a un piccolo abitante del mio regno.

Il dio prese tra le sue mani il raggio e lo scagliò nella grotta dove ignaro dormiva Bianchino.

All’improvviso si creò un vortice di luci.

Poi un’esplosione bianca invase il mare e dal centro iniziò a sgorgare una miriade di scintille colorate che inondarono dentro e fuori la grotta.

Il mare fu tutto illuminato destando i suoi abitanti. Tutti accorsero impauriti e incuriositi al Grande Scoglio.

Non fecero in tempo a porre alcuna domanda che dal fondo della grotta uscì un esserino bellissimo.

Aveva le squame di mille colori, le pinne e la coda candide come Luna.

Si avvicinò al cospetto del dio del mare timidamente: – Sire sono Bianchino – sussurrò abbassandolo sguardo.

Miss Sirena interruppe il silenzio che regnava per lo stupore generale.

– Nettuno e questo sarebbe il pesciolino tanto deriso? – e rivolgendosi al pesciolino – Sei bellissimo piccolo caro. Tu hai tutti i colori del regno.

Un’ostrica lo fece specchiare.

Incredulo iniziò a sguizzare qua e là felice.

Luna dall’alto del cielo sorrise all’esplosione di tanta felicità e pensò: -Aiutare chi ha bisogno ci fa sentire grandi e importanti, forse più di un re, ma soprattutto ci regala gioia e pace al cuore.

 

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A te…

Sono e sarò sempre accanto a te.
Silente ti consolo guardiana e custode dei tuoi pensieri.
Accetto i tuoi silenzi che gridano aiuto dal profondo dell’anima e quella voce giunge al mio cuore, invano tento di non udire qualcosa che già so dentro di me.
Respirerò la tua sofferenza, mi assopirò sui tuoi sorrisi, danzerò sulle tue musiche, dipingerò l’arcobaleno nel cielo sfumandone i colori con le punte delle mie ali.
Cammineremo ancora insieme su questo sentiero chiamato vita, a volte, tu su un argine e io sull’altro, dando per scontato che tale separazione sia ovvia e necessaria, per poi ritrovarsi mano nella mano con gli sguardi lontani verso il sole, sorridenti della certezza di non essere mai soli.
In questo giorno speciale guardami, sono e sarò sempre accanto a te la tua mano è nella mia.
Note divine tra il fruscio degli alberi e un battito d’ali in armoniosa sintonia con due cuori che battono all’unisono, mentre la luce si riflette negli occhi di chi vuole sperare in un presente migliore.
“Fidati di me,
io mi fiderò, sempre, di te”

Lettera al nemico

Da un vecchio concorso di scrittura creativa una lettera immaginaria verso un ipotetico nemico 

 

Ho scritto e cancellato mille volte questa lettera.
Avrei voluto gridare le parole che una dopo l’altra ho cancellato.
Avrei voluto scagliarle verso il cielo insieme alla rabbia che si è depositata in fondo al cuore.
Avrei voluto chiederti gli insulsi motivi delle tue congetture balorde, che testardamente mi hai vomitato sopra lasciandomi un disagio che ha raschiato a sangue il mio essere.
Non ho fatto nulla, ti ho donato solo il silenzio, mentre rigurgitavo il male che mi hai fatto.
Ho ingoiato ogni lacrima pronta a scivolare sui tratti contratti del mio viso.
Ogni tua parola è stata una ferita cosparsa di sale.
Ho chiesto al male d’ insegnarmi a odiarti, non posso è contro la mia natura.
Ho chiesto al vento di portare via dalle mie orecchie il rumore delle tue imprecazioni.
Ho chiesto a me stessa di perdonarti, ci ho provato. Dio mi è testimone.
Non ci riesco! Passo le mani sulle cicatrici e sussulto al dolore.
Sono cicatrici lasciate dal vetriolo sgorgato dal tuo sguardo beffardo.
Ora…
Le tue grida appartengono ad un film muto, agiti il mare dei pensieri, ma la mia barca ha preso il largo e s’allontana.
Va verso un mare sereno dove il sole splende alto e la mia voce tornerà a cantare.
La vendetta è il mio silenzio che ti assorderà l’anima.
I miei occhi non ti guarderanno con disprezzo, ma solo con compassione per la tua arida solitudine.
E prego che un raggio di sole sciolga prima o poi i nodi al tuo cuore.

100 parole per un’emozione …

Ho trovato questo sito per divertirmi un po’

Miniesercizio 6

Rotaie.

L’esercizio di oggi chiede un racconto sulle rotaie.

Certo molti di voi vorranno parlare di viaggi, di viaggi dell’anima anche. Ma vi chiedo di non farlo.

Vi chiedo un racconto di 100 parole che parli di cibo e che sia collegato alla foto.

Il protagonista deve essere un bambino.

 

 

Robert da piccolo viveva in una di quelle casine piccine lungo la ferrovia. La sua mamma mentre rimestava i legumi sotto il camino o rigirava le patate nella cenere doveva correre ad alzare o abbassare quelle sbarre bianche e rosse. Ed ecco comparire all’orizzonte prima il fumo nero, poi sua maestà la locomotiva.  Quando gli passava davanti quel mastodontico  insieme di ferraglia  era il  bambino più felice del mondo. Il  pane e pomodoro mangiato lì aveva un sapore unico, misto tra l’affumicato e il frizzante profumo della campagna . Ora, tutto è un lontano ricordo seduto in prima classe .