Spettacolo musicale

A conclusione del progetto di lettura e scrittura creativa, inerente al Grande Tito Schipa , ho deciso di scrivere la sceneggiatura dello spettacolo finale inserendo come protagonista il nostro illustre salentino, ma immaginandolo bambino. Lui tra i miei cuccioli che stanno per spiccare il volo.

 

locandina

CARLETTO SMEMORATO

Carletto smemorato è la storia di un bambino che non voleva fare mai i compiti per casa . L’ho inventata in classe per un mio alunno, che nascondeva i compiti,poi arrivata a casa l’ho scritta. Se lo avessi fatto per ogni storia che ho inventato per mio figlio o per i miei alunni ora potrei pubblicare un librone di fiabe.

 

Carletto smemorato

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Carletto non amava andare a scuola e ogni mattina tirava fuori dal cilindro della fantasia:  improvvisi mal di testa, febbricole intermittenti, mal di pancia da urlo.

Stare in classe lo poteva accettare, ma l’impegno dei compiti a casa lo snervava.

Odiava il diario e aveva cercato di farlo sparire, spesso, negli zaini dei compagni o in fondo al tiretto della cattedra, ma  puntualmente se lo vedeva recapitare.

– Uffa! Non voglio fare i compiti. I bambini devono giocare. – ripeteva dentro di sé mentre la mamma  faceva la fatidica domanda: – Carletto che compiti hai per domani?

E lui puntualmente ripeteva:- La maestra non ci ha dato nulla!Uffa! – e sbuffava.

 

Un giorno la mamma decise di vederci chiaro.

Chiese a nonna Camilla di andare a chiedere chiarimenti alla maestra.

 

– Allora mamma cosa ti ha detto la maestra?- chiese la madre di Carletto.

– Figlia mia, quel discolo del tuo figliuolo, ogni giorno, dice alla maestra che ha dimenticato il quaderno con i compiti. La signora pensava di chiamarti, in questi giorni,  per chiederti spiegazioni.

– Cosa! Adesso lo sistemo io il pargolo imbroglione.- esclamò con una smorfia perfida.

 

Al ritorno dalla scuola lo stomaco si sa borbotta e quel giorno Carletto aveva una fame da lupo.

– Mamma quando mangiamo?- chiese schioccando uno dei suoi favolosi baci.

– Scusa Carletto abbiamo mangiato tutto, ci siamo dimenticate di lasciarti: la pasta con il prosciutto a dadini, la cotoletta alla milanese e il budino alla vaniglia. Comunque puoi farti un panino se vuoi.- mentre parlava osservava il viso sbigottito del figlio.

– Come ti sei dimenticata di me? Le mamme non dimenticano i figli!-rispose con il magone che gli strozzava la gola. Riuscì a non piangere, corse in camera e lasciò scendere i lacrimoni a suon di singhiozzi.

– Come può una mamma mangiare tutto e dimenticarsi di suo figlio?- rimuginava non trovando una risposta.

 

All’ora della merenda sentì un delizioso profumo di torta e corse in cucina.

– Dov’è la torta? Ho fame! – gridò strofinandosi le mani.

– Quale torta ? Ah, sì l’ho fatta per Annalisa, papà, nonna, per Max, zia Grazia e zio Filippo, ma… mi sono dimenticata di te. La tua fetta l’ho regalata alla signora Rosalba. Lo sai è una nonnina sola dobbiamo essere gentili.- la sua voce era quasi melodiosa mentre recitava la parte della mamma svampita.

– Mammaaaaaaa! Ma stai scherzando vero!- urlò Carletto con gli occhi pieni di lacrime.

– No!- rispose secca la mamma.

Il piccolo si sentì crollare il mondo addosso e strofinandosi gli occhi si rifugiò nella sua cameretta, pianse tanto e alla fine si addormentò.

 

Fuori era buio pesto quando Carletto riaprì gli occhi e in casa regnava un silenzio tombale.

–  Non mi vogliono più bene questa è la verità. È notte fonda, non mi hanno chiamato per la cena. Papà perché non mi ha chiamato? E la mamma non mi ha dato neppure il bacio della buonanotte. Vogliono più bene ad Annalisa. Adesso che faccio? Mi farò un altro panino.- mugugnando si avviò al buio verso la cucina.

Appena entrò, di colpo, si accesero le luci.

– Sono venuto a farmi un altro panino, perché in questa casa ci si dimentica di me.- fece l’indifferente, ma dentro di sé era meravigliato della presenza dei genitori in cucina.

– Carletto  non hai dimenticato di dirci qualcosa?- domandò pacato il papà, mentre prendeva una fetta di torta.

– Io non dimentico nulla, non sono come voi! – rispose imbronciato il piccolo.

– Innanzitutto rispondi in modo educato. Poi a me risulta che sei un po’ smemorato, dimentichi di fare i compiti ogni giorno.- la mamma mentre parlava aveva un sorrisetto strano di chi la sa lunga.

– Parli proprio tu che ti sei dimenticata di un figlio.- ormai il pianto e la rabbia stavano diventando padroni del piccolo ometto offeso.

– Rispondi educatamente! Spero che ti sia servita la lezione, figlio caro.  Tu hai dimenticato di fare il tuo dovere di scolaro e io e papà abbiamo, volutamente, dimenticato il nostro dovere di genitori. Carletto tu alla tua età devi fare i compiti, questo è il tuo lavoro, il tuo dovere. Una persona responsabile non può dimenticare i doveri e ricordare solo i suoi diritti. – concluse la mamma stringendoselo a sé.

– Allora mi volete ancora bene?- sussurrò timoroso della risposta.

– Sciocco, sei il nostro amore!- affermò abbracciandolo il papà.

– Da oggi in poi devi fare i compiti non per far contenti noi, ma per il tuo avvenire.- continuò il papà – Ora la mamma ci preparerà da mangiare.- e gli arruffò i capelli.

Guardò il papà e poi la mamma e sorrise, anche loro non avevano mangiato pensò.

– Non potevamo cenare sapendo che tu eri a digiuno.- esclamò la mamma, come se avesse letto i suoi pensieri.

 

– Che succede?- era la piccola Annalisa che si era svegliata sentendoli ridacchiare.

– Cose da grandi.- rispose Carletto abbracciandola.

 

 

L’ultima filastrocca dei miei Birba

Tu Papà sei…

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Tu papà sei…il migliore

perché fai brillare il mio cuore.

Tu papà sei… speciale

perché sei, davvero, eccezionale.

Tu papà sei… un coccolone

quando stai nel lettone.

Tu papà sei… bello

come un fotomodello.

Tu papà sei… meraviglioso

quando stai a riposo.

Tu papà sei… il mio destino

anche se non mi starai per sempre vicino.

Tu papà sei… un amore

sarai sempre nel mio cuore.

                                                                                                                                 I Birba

                                                                                                                           della maestra

                                                                                                                                 Totò

Giorgilorio 19 /03/2015

altro giro altra avventura

Domani inizia un nuovo anno scolastico con i miei cuccioli

Gabbiano libero di Tonina Perrone

Presto aprite il portone

entra un bellissimo plotone.

Le mie braccia sono aperte

felici d’abbracciare chi

per tre mesi ha lasciato le aule deserte.

I miei bambini sono tornati!

I loro sorrisi ho ritrovato

e il mio cuore si è riscaldato.

Li guardo bene

non sono più piccini,

non li posso chiamare più topolini!

Ormai sono dei ragazzini,

ma per la maestra Totò

resteranno  sempre i cuccioli che amerò.

BUON ANNO AI MIEI TESORI

La vostra MAESTRA TOTO’

Tonina Perrone

Saper…

La mia anima errante

La mia anima errante

Saper scorgere un raggio di luce ,

nel buio del grigio totale.

Saper apprezzare un sorriso,

specchiandosi in giovani occhi incantati per il domani.

Saper recidere rami secchi

per lasciar spazio vitale a nuova vita.

Saper cercare nel pozzo della propria anima carezze che erroneamente,

in un passato non lontano,

le si è cercate altrove.

Saper … Saper di non sapere 

e sorridere ascoltando la musica del cuore