No! Alla violenza sulle donne

copertina

Dal mio e-book ” 100 petali di una sola rosa, essere donna” due dei tanti racconti bonsai in esso contenuti sulla violenza subita dalle donne. Fatti di cronaca trasformati in 100 parole.
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10. Bang!
Aveva provato per lui tenerezza dal primo istante in cui i loro sguardi si erano incrociati, un giorno lontano nel tempo umano.
Quella tenerezza lei l’aveva scambiata per amore.
Senza rendersi conto l’ombra di lui, diventò la sua di ombra.
Ogni giorno perdeva consistenza il suo essere per lasciar posto al suo.
Passò davanti allo specchio e l’immagine riflessa non era più la sua.
Urlò con tutte le forze, rivoleva la sua immagine, rivoleva sé stessa. Si ribellò a quel uomo.
Ed ecco il risultato davanti a suoi occhi spalancati, un cerchietto nero, nero come un pozzo senza fondo. Bang!

35. Amplesso rubato

Tutto le sembra irreale.
Sente il conato di vomito salirle in gola, per la tanfa di putrido che si insinua nelle narici.
La bestia è su di lei la possiede senza ritegno.
Non può urlare le ha messo il nastro da pacco, giusto, lei è un pacco destinazione inferno.
I colpi la violentano più nell’anima che non nel corpo.
Si sente sporca, umiliata, vorrebbe sprofondare negli abissi.
L’ha legata ai quattro angoli del letto come l’agnello sacrificale.
Quelle mani la toccano, la squartano, la spogliano anche della pelle nuda.
Subisce il suo amplesso rubato, ora, sarà marchiata a vita nell’anima.

 

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 GUFO, GUFETTO…

 Questo un racconto scritto per il Gruppo Artistico Melzese del quale sono onorata di farne parte , oggi lo voglio dedicare al mio unico e stupendo nipotino, Stefano. 

 

 Gufo che ride

Un mattino di primavera Fabio trovò un piccolo gufo nel suo giardino. Era tremante, non aveva vere piume sembrava un batuffolo grigio. Guardò in alto tra le fronde della vecchia quercia, “la quercia dei garibaldini “ come la chiamava nonno Filippo.

Quell’albero maestoso era stato piantato da un suo antenato il giorno che i “Mille “ passarono da Cosenza. Prese il gufetto e lo portò da Carlo il suo amico.

– Carlo guarda cosa ho trovato! – disse entusiasta aprendo lo zaino.

Carlo spalancò gli occhi inorridito :- Un gufo?! La sventura si abbatterà su di te e sulla tua famiglia. Lascialo vicino alla panchina.

– Non ci penso minimamente di lasciarlo. Lo porterò in classe e lo farò vedere alla maestra.- replicò con orgoglio Fabio.

Rimise il piccolo rapace nello zaino e s’incamminarono verso la scuola. Durante il tragitto Carlo tentò invano di convincere l’amico a lasciare quel animale dall’infausta fama.

– Maestra ho trovato un gufo! – gridò Fabio alla vista dell’insegnante.

– Cosa stai dicendo, il gufo è un animale notturno.- rispose la donna con un sorriso.

Carlo intervenne con aria preoccupata :- Sì maestra un gufo vero! Non mi piace e poi , e poi porta sfortuna!

L’insegnate guardò incuriosita nello zaino di Fabio e prese il piccolo gufo impaurito dagli  enormi occhi gialli e sorridendo cercò di  dissolvere le perplessità del suo alunno.

Spiegò l’origine di tale fama, frutto di sciocche  superstizioni e raccontò della grande considerazione che, invece, l’animale aveva presso le tribù dei nativi d’America.

– I nativi d’America ritengono il gufo: simbolo di saggezza , di protezione verso gli uomini dalle forze delle tenebre e dai pericoli della notte. Lo chiamano Aquila Notturna  per la sua vista perfetta nell’oscurità. No, non dovete credere  che porti sfortuna. Noi siamo gli artefici della nostra vita. Ve lo dimostrerò! Ho un’idea chiederemo al preside se lo possiamo tenere sino alla fine dell’anno, così sarà più forte per affrontare il suo primo volo. Che ne dite?

Il coro fu unanime in un:- Sì!-  tranne Carlo che mugugnò. Il preside decise di farlo vedere da un veterinario e lo misero nella voliera vuota che stava nel giardino, anche se  mezza arrugginita era un’ottima dimora per il piccolo gufo.

Quella voliera era la testimonianza dell’amore verso i volatili del maestro Franco, una caro maestro andato in pensione. Era stato lui a costruire la gabbia e per diversi anni aveva ospitato molti uccelli, dalle gazze ai corvi, dai pettirossi ai fringuelli.

Il dirigente pensò bene d’informare il maestro che fu lieto di tornare nella sua vecchia scuola per accudire il volatile e fu affiancato da Fabio.

I giorni passarono veloci e le vacanze ormai erano una prossima realtà. La quinta B, presto avrebbe detto addio alla Scuola Elementare, ma avrebbe detto addio anche al gufo che nel frattempo era cresciuto.

Arrivò l’ultimo giorno di scuola e per l’occasione si organizzò una piccola festa di commiato alla quale invitarono i genitori e il caro maestro Franco.

Venne il momento di liberare il gufo e l’onore fu dato al maestro e a Fabio che lo aveva portato a scuola.

– Vi ringrazio di avermi fatto partecipe di questo evento, vi auguro di continuare i vostri studi con profitto e a te amico alato di vegliare sugli umani  e di volare libero nel cielo stellato. Però prima di aprire questa voliera ragazzi diciamo quella filastrocca che vi ho insegnato? – un sì esplose nel cortile:

– “GUFO GUFETTO

STAI LONTANO DAL MIO TETTO.

IL TUO VERSO FA PAURA

SENTIRLO PORTA SVENTURA.”

 Se sventura porterò

al buon Dio mi rivolgerò.

Non fu Lui che mi creò ?

Dal buon Dio sono andato

e con Lui ho parlato.

– Caro gufo la sventura

è figlia della paura.

Non sei tu il portatore

ma chi crede tu sia l’untore.

– mentre  recitava l’ultimo verso l’anziano maestro aprì la gabbia, i suoi occhi brillavano dalla commozione.

Anacleto, così lo avevano chiamato i ragazzi come il gufo di Mago Merlino, si fermò a guardare poi spiccò il volo.

Si posò sul davanzale della seconda B, guardò giù chi lo aveva aiutato, aprì le sue ali e planò verso i ragazzi quasi a salutarli e via verso la libertà.

Gli alunni della quinta B avevano gli occhi lucidi.

La maestra spezzò quel aria triste con una battuta :- Allora Carlo secondo te Anacleto ci ha portato sfortuna?

Tutti scoppiarono a ridere, lei sapeva in cuor suo che quel esperienza sarebbe rimasta impressa nelle loro menti e nel loro cuore.

Anacleto era cresciuto, ma in quei giorni erano cresciuti anche i suoi ragazzi. La vita li aspettava a braccia aperte come la notte aspettava Anacleto.

 

8 MARZO 2016

donna 8 marzo

Lasciate!

Lasciate al vento

quelle fronde gialle

a disperdere la loro essenza

per chi spera di gioire

per rispettosi gesti quotidiani.

Lasciate al sole

quelle nuvole dorate

per chi in quel colore

sogna la libertà d’ essere

senza il nero della paura.

Lasciate alle gocce di rugiada

il compito del risveglio alla vita

di quelle impalpabili infiorescenze

specchio dei tanti sorrisi

spenti dal falso amore.

Lasciate le mimose sugli esili alberi

sono come piccole stelle,

brillano per ricordarci

che ieri loro c’erano,

con i loro sogni le loro speranze,

oggi  non ci sono …più!

L’amicizia quella vera che non invecchia e risplende negli occhi

Un’amicizia sincera , nata da un progetto sulla legalità per 73 alunni  .

Due leonesse pronte a tutto e sempre con un sorriso.

Alessandra è un vulcano in piena attività

lavorare con lei è sentire l’adrenalina in tutto il corpo,

riesce a trasmettere una carica positiva

che è impossibile fermarsi .

Ti auguro un anno di nuovi successi a te e alle tue collaboratrici

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Un giorno dietro l’angolo

si affacciò un sorriso.

Il nero esaltava il candore

di una solarità che non conosce

la parola arrendersi.

Note e voci

imbrattate di mille colori

sono state cornice

in un’alleanza tra leoni,

nel nome della Legalità.

I giorni fanno presto a passare

e con loro gli anni, ma

l’alleanza tra i due leoni

vive nei sorrisi

che la loro amicizia

per sempre accenderà.

aless

volano ideali

liberi e fieri d’esser

essenza vita

IL MIO VERO UNICO GRANDE AMORE

IL MIO VERO UNICO GRANDE AMORE

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Hai riscaldato le mie mani gelide,
hai sognato al battito del mio cuore,
hai abbracciato il mio corpo
e prima ti ho tenuto in me
sussultando ad ogni tuo rigirarti beato.
Hai sorriso nei miei occhi
cercando il mio nei tuoi.
Sei il mio oggi
il mio ieri e il mio domani.
Non c’è amore su questa terra
senza pronunciare il tuo nome.
I fili bianchi iniziano a ridipingere
il mio essere, ma il mio cuore
è fermo a quando ti tenevo stretto a me.
Vivo per i tuoi sorrisi
sarò ombra, sarò terra su cui camminerai,
sarò vento che ti abbraccerà silenzioso,
sarò angelo senza ali che ti difenderà,
perché tu sei il mio vero unico grande amore.

Per una buona causa

La Pegasus Organization organizza per la giornata di Domenica 14 Luglio un evento speciale dal titolo IL SENSO DELLA VITA “NON MOLLARE MAI” presso l’oratorio di Misano (BG) a ricordo dell’amico ALEX SCARPELLINI.

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Un gabbiano con un’esplosione di colori e un haiku

Vai alto nel cielo.

Non mollare mai , vola!

Libero tu sei.

La tecnica è mista .

ALIM4549Questa tela l’ho chiamata “Oltre…”

un altro haiku che non ho scritto sulla tela.

Oltre la morte
luce irradia l’anima
vita suprema

Dalle parole di Alfonso Mormile altre parole…

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Dalle parole di Alfonso Mormile altre parole…

Eppure per quando sembra facile, fare due più due, risulta, se non impossibile difficilissimo per la maggior parte delle persone.

Una donna anziana viene denunciata per aver rubato pane e frutta, la condanna è di due mesi di carcere oltre che il resto della vita di vergogna. Rubare è un reato e chi lo fa deve essere giudicato e condannato. Mi chiedo, però, se si possa giudicare la fame e la sete. Sarebbe bastato farle lasciare la merce, invitarla a uscire e intimarle di non farlo più.

Intanto noi soffiamo sulle candeline e un altro anno è passato, spegniamo il fuoco del tempo con una noncuranza che rasenta la stupidità, dimenticando che c’è un mondo attorno a noi, un’umanità fatta di lacrime, dolore, fame e morte.

Ci insegnano (o forse ci insegniamo) che la colpa è sempre dell’altro.

Del governo, che ci tassa come contadini del medioevo;
Degli evasori, che ammazzano l’economia;
Dei sindaci, che si fanno eleggere con il  voto di scambio;
Dei commercianti, che non rilasciano lo scontrino;
Dei preti, che celebrano il loro Dio con calici d’oro;
Dei comunisti che hanno ammazzato la proprietà privata e dei fascisti razzisti;
Degli uomini che ammazzano le donne e delle donne che lasciano vivere i mariti separati nelle auto;
Dei gay che vogliono sposarsi e degli sposati che vogliono separarsi;
Di chi vuole adottare un bambino e di chi lo vuole abortire;
Dei Cattolici, degli Ebrei e dei Mussulmani.
Degli statunitensi che combattono una guerra al giorno;
Dei Buddisti che non ne combattono nessuna;
Di chi spara ai poliziotti e di chi spera in loro;
Dei carcerati stipati come topi e della gente che non apprezza la libertà.

La mia, la tua, quella di chissà quanta altra gente.

Dei pedofili e dei camorristi;
Degli scippatori e di chi si fa scippare;
Dei fondamentalisti e dei nichilisti;
Degli atei e dei credenti;
Di chi ha cuore e di chi è spietato;
Dei delitti della Chiesa e di quelle degli Ebrei;
Di chi nega a un popolo la patria e di chi la riceve gratuitamente;
Di Matusalemme, di Cristo e di Maometto;
Di Gandhi e di Luther King;
Di Bonolis e di Bruno Vespa;
Di Pavarotti e Celentano;
Di Wojtyla e Karl Marx;
E di tutti quelli che sono esistiti dall’inizio fino ad oggi.

Eppure è difficile calcolare quanto fa due più due.

Io non ho colpe e nemmeno voi, nessuno ha colpe, un mistero che al confronto quello della transustanziazione è roba da Bambini.

È un enigma, scusatemi, se fossi Dio ve lo spiegherei.

E la mia colpa è tutta qui, non poter essere un dio a differenza del resto dell’umanità.

Alfonso Mormile 

LA COLPA E’ MIA!

– La colpa è mia !­-

l’ho gridato al vento

ha smesso di soffiare.

-La colpa è mia!-

l’ho scritto nella nuda terra

la pioggia lemme lemme

ha reso tutto un’ informe poltiglia.

-La colpa è mia!-

l’ho sussurrata al cielo

un angelo mi ha guardato

scomparendo .

Ho sputato sulle mie mani da carnefice

ora grondano sangue

e mi ricordano

che è colpa mia!

Tonina Perrone

Addio Andrea …

Il ragazzo dai pantaloni rosa

Sorrisi ambigui

risatine come frecce avvelenate,

laceranti pennellate

al cuore e all’anima,

sopportate come pesanti fardelli.

Colore usato come catalogatore

dell’essenza divina ,

scrigno non di un colore,

 ma  d’infinite  sfumature.

Mille scintille di vita

esplose in un solo attimo

d’insana ribellione.

Ora inutile è

ogni riflessione .

Per i bambini dell’Emilia

UN LIBRO PER I BAMBINI DELL’EMILIA – UNICEF E SCRITTORI ITALIANI

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STORIE, FILASTROCCHE, POESIE PER I BAMBINI E LE BAMBINE  DELL’EMILIA
Abbiamo ricevuto un messaggio appello da Pina Varriale, un aiuto da voi tutti. Diffondete questo ebook, vogliamo che arrivi ai bambini emiliani. Grazie! Le notizie e l’ebook le trovate cliccando su questo link:

Pina Varriale:

“Questo ebook nasce da una iniziativa di Emanuela Nava, subito accolta e sostenuta da Fiammetta Casali dell’Unicef. Diversi scrittori per ragazzi hanno regalato una storia, una poesia, un racconto per portare un sorriso ai bambini dell’Emilia, terra stupenda e generosa, provata così duramente dal terremoto.
La speranza di noi tutti è che questo piccolo dono possa arrivare ai bambini emiliani. Chiediamo pertanto il vostro aiuto per diffondere il testo così che possa arrivare a quei bambini ai quali è destinato.
Nessun editore lo ha voluto stampare, ma il cuore di tutti noi ci dice che l’amore non si arrende davanti agli ostacoli e,  se tuti voi ci darete una mano, quel sorriso, quella carezza che abbiamo dedicato ai picccoli emiliani non resterà un vano sforzo di buona volontà. Grazie.”

Accogliamo l’invito di Pina Varriale e pubblichiamo questo appello. E invitiamo tutte le persone sensibili ad aderire con passione.