Acqua gelida…

Acqua gelida

 acqua-trasparenza-donna

Gridare al vento domande senza risposte,

mentre prepotenti scorgano stille

limpide e laceranti.

Affiorano ricordi,

ma non allentano la morsa del dolore.

Il  tempo non fa dimenticare

se lama infligge fendenti nel cuore.

Il sangue è diventato acqua

ed è gelida come gli sguardi

indifferenti di chi beffarda

sa di far male.

I MIEI RACCONTI NEL SITO SCHELETRI

I MIEI RACCONTI NEL SITO SCHELETRI 

SCHERZO DI HALLOWEEN

(Racconto per il concorso “300 Parole Per Un Incubo”, 2007 – edizione 6)

a pioggia cadeva forte sulla città pronta per la notte di Hallowen. Aline camminava stretta nel suo giubbotto ormai fradicio, il freddo le stava entrando nelle ossa. La strada improvvisamente fu illuminata da un fulmine, subito dopo si sentì un terribile frastuono che fece sussultare i pochi passanti costringendoli ad appiattirsi lungo le pareti dei palazzi. Aline affrettò il passo per raggiungere la fermata dell’autobus, voleva arrivare in tempo alla festa di Mark. Si voltò di scatto sentendosi osservata, tutto era in ombra e la pioggia le offuscava la vista rendendo la strada irreale. Sentì dei brividi lungo la schiena, un odore acre di bruciato le tolse il respiro, era sicura che qualcuno la stesse seguendo. Un’ombra terrificante sovrastò la sua esile figura, sembrava l’angelo della morte. Aline urlò, rannicchiandosi vicino al muro, mentre il rumore diventava sempre più assordante. Si sentì sfiorare da qualcosa di caldo e morbido.
– Miaoooooo.
Un grosso gatto nero le stava facendo le fusa. Con un sospiro di sollievo lo accarezzò:
– Sei il più bello scherzo di Halloween che abbia mai avuto.
Sorrise rincuorata, si alzò per andare verso la fermata dell’autobus. Nella strada deserta l’ombra di Aline si allontanò, accanto a lei brillarono due occhi rossi come il fuoco dell’inferno. Un urlo squarciò la notte.
– Ahhhhhhh!
Poi… il silenzio………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

ROSSO SANGUE

(Racconto per il concorso “300 Parole Per Un Incubo”, 2009 – edizione 8)

ara, ogni prima domenica del mese, adorava girare tra le bancarelle dell’antiquariato della sua città.
Aveva trovato monili dell’ottocento di splendida fattura; orologi da taschino in argento, con casse dai raffinati bassorilievi.
Quella mattina l’aria era frizzante, si fermò da Miriam, una rom dallo sguardo penetrante e il fare misterioso.
– Miriam hai qualcosa di carino per me? – domandò sorridendole.
La zingara prese dalla sua gonna un cammeo e senza parlare glielo porse.
– Oggi è più strana del solito – pensò, osservando il pendente.
Il cammeo era piccola quanto un’albicocca, il colore del corallo era vivo, un rosso troppo intenso per un cammeo.
Incuriosita tentò di aprirlo per vederne l’interno.
Fu investita da una luce accecante, gelida.
Il monile cadere a terra.
Una forza l’avvolse in una spirale luminosa, all’improvviso davanti a lei, il buio più tetro.
Si ritrovò in una stanza bassa, fredda, umida, satura di un tanfo di marcio, di carne avariata, di morte!
Nel buio iniziò a tastare con le mani per esplorare quel luogo oscuro. Doveva trovare una via d’uscita!
Non vi erano finestre, nessuna porta poteva donarle la via della salvezza; con il tatto si rese conto di non aver trovato nessun angolo.
Un’idea la colpì come una saetta, era in un luogo ovale.
Come il cammeo!
– Noooo! – urlò comprendendo l’atroce destino che l’attendeva.
Il terrore diventò padrone incontrastato delle sue membra, l’unico suono che percepiva in quel silenzio spettrale era: il battito impazzito del suo cuore.
L’aria diventò pesante, mentre qualcosa di viscido le bloccò le gambe, era una sostanza gelatinosa, fredda come il ghiaccio. Questa avanzò velocemente, avviluppandola come una crisalide.
– Dio mio, abbi pietà di me.
Lo pensò solo, le sue labbra erano già sigillate dalla morte.
– Per oggi sei sazio – disse Miriam, riponendo il cammeo nella tasca della sua gonna.

Tonina Perrone

Solo un incubo o realtà?

Sente una strana sensazione nel corpo, guarda la madre allontanarsi per raggiungere la cucina. Improvvisamente la testa è pesante, ha la sensazione di dilatarsi, mentre mani invisibili le stritolano il cuore . Ha fame d’aria, un timore la pervade :- E’ giunta la mia ora.
Non vuole morire, non è giusto, lei ha solo vegetato, non ha vissuto la sua vita.
Grida, ma un flebile soffio esce dalle sue labbra:- Mamma vieni sto male. Mamma!
Apre la porta, le forze la stanno abbandonando.
Quella mamma invocata entra con fare superficiale, le consiglia di andare a dormire ed esce sbattendo la porta.
-Non è possibile! La mia mamma non mi avrebbe trattato così! Dove sono e dove sto andando? In quale realtà sono finita? Non è la mia vita!
Il dolore al petto le ricorda l’infarto avuto l’anno prima.
Si trascina verso la scrivania, torna indietro di pochi passi, il viso riflesso nello specchio non è il suo : -Che mi succede Dio mio? Ho i capelli, tutti bianchi. -Mamma vieni ti prego!
– Cosa vuoi ancora?- le chiese con tono scocciato.
– Guarda, ho i capelli tutti bianchi.
-Domani vai dal parrucchiere e li tingi.
-Mamma, ma ti rendi conto? Solo pochi secondi fa erano neri!
Comprende di parlare alle pareti , perché lei è già in cucina.
– Non sei la mia mamma! Dio mio aiutami , ti prego!
L’angoscia è dentro la sua anima. Poi un bagliore…
Le pareti della stanza si dissolvono come carta bruciata da fiamme invisibili. Sopra di lei, un cielo plumbeo s’illumina al chiarore dei fulmini. S’accascia a terra, sente la vita uscire dal suo corpo. Il dolore al cuore è forte, tutto è grigio, cupo, una lacrima scende silenziosa. Non riesce a muoversi, solo la sua mente parla al vento dell’impossibile lasciando mille domande .
-Perché devo morire sola? Perché devo vedere il cielo in tempesta e non il colore degli occhi di chi amo e che ho avuto in grembo? Non voglio morire sola. E’ la fine! Si lascia travolgere dal dolore, dalla morte. Il buio è padrone dei suoi occhi.
Si sveglia, un leggero dolore allo sterno le rende faticoso il respiro, ma sorride riconoscendo la camera, stringe con forza le lenzuola.
-Sono viva! Ho ancora tempo da vivere. Chissà dove sono stata ? Forse la mia vita si è incrociata con l’esistenza di un’altra Mara, in una dimensione parallela.
Dio mio ti ringrazio è stato solo un incubo … Ma sarà stato veramente un incubo ?