Il premio …

Il premio …

Corre nel silenzio martellante di chi vorrebbe gridare , ma è muto per quieto vivere .

La sua corsa perde la velocità nella gioia e nell’entusiasmo, i passi si susseguono sprofondando in sabbie nere e melmose.

Albert ingoia acidi echi, facendoli esplodere nel suo stomaco perforato da rabbia, paure e insicurezze.

Entra nel teatro deve ritirare il premio , sale i gradini del palco , sente il suo respiro pesante come lo è altrettanto  il suo corpo. Ha l’impressione di aver superato il quintale . Gli ultimi gradini lo fanno curvare in avanti , il peso immenso che incombe sulla sua vita lo domina.

Guarda verso la platea, non ci sono i suoi occhi appartengono al passato chiuso tra foto e vecchi documenti. Sente la sua carezza , quella non lo abbandonerà mai :- Dove andrò non ha importanza , quando sentirai la carezza del vento , ricordati sarò io amore mio .

Ritira il premio , le sue labbra disegnano una smorfia indefinita sul volto; gli occhi sono persi nel vuoto  e sono lucidi dalla febbre della malinconia.

Dopo decenni di lavoro silente anonimo , si sono accorti di lui , ora che custodisce ottanta primavere.

Lancia un ultimo sguardo verso il pubblico, si raddrizza per poter meglio vedere : un sorriso amato lo illumina e sempre lo illuminerà . Il suo volto risplende per la sorpresa gradita , è solo un attimo rubato ad altre dimensioni da un amore che nessuno potrà domare o cancellare . Il tempo di un battito di ciglia, la desolazione dello scontato lo investe , ma lei è riuscita a raggiungerlo come aveva promesso . Stringe la targa e va verso quei gradini :- La discesa sarà meno faticosa della salita, vero mamma?- sicuro della sua vicinanza sussurra le sue considerazioni. Un pugno lo investe sottraendogli l’aria dai polmoni, poi buio totale, voci lontane e una luce .

–       Tu? – esclama meravigliato , una serenità dolcissima lo pervade rendendogli  il trapasso lieve .

Davanti a loro il sentiero verso una splendida luce bianca più bella del sole.

I MIEI RACCONTI NEL SITO SCHELETRI

I MIEI RACCONTI NEL SITO SCHELETRI 

SCHERZO DI HALLOWEEN

(Racconto per il concorso “300 Parole Per Un Incubo”, 2007 – edizione 6)

a pioggia cadeva forte sulla città pronta per la notte di Hallowen. Aline camminava stretta nel suo giubbotto ormai fradicio, il freddo le stava entrando nelle ossa. La strada improvvisamente fu illuminata da un fulmine, subito dopo si sentì un terribile frastuono che fece sussultare i pochi passanti costringendoli ad appiattirsi lungo le pareti dei palazzi. Aline affrettò il passo per raggiungere la fermata dell’autobus, voleva arrivare in tempo alla festa di Mark. Si voltò di scatto sentendosi osservata, tutto era in ombra e la pioggia le offuscava la vista rendendo la strada irreale. Sentì dei brividi lungo la schiena, un odore acre di bruciato le tolse il respiro, era sicura che qualcuno la stesse seguendo. Un’ombra terrificante sovrastò la sua esile figura, sembrava l’angelo della morte. Aline urlò, rannicchiandosi vicino al muro, mentre il rumore diventava sempre più assordante. Si sentì sfiorare da qualcosa di caldo e morbido.
– Miaoooooo.
Un grosso gatto nero le stava facendo le fusa. Con un sospiro di sollievo lo accarezzò:
– Sei il più bello scherzo di Halloween che abbia mai avuto.
Sorrise rincuorata, si alzò per andare verso la fermata dell’autobus. Nella strada deserta l’ombra di Aline si allontanò, accanto a lei brillarono due occhi rossi come il fuoco dell’inferno. Un urlo squarciò la notte.
– Ahhhhhhh!
Poi… il silenzio………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

ROSSO SANGUE

(Racconto per il concorso “300 Parole Per Un Incubo”, 2009 – edizione 8)

ara, ogni prima domenica del mese, adorava girare tra le bancarelle dell’antiquariato della sua città.
Aveva trovato monili dell’ottocento di splendida fattura; orologi da taschino in argento, con casse dai raffinati bassorilievi.
Quella mattina l’aria era frizzante, si fermò da Miriam, una rom dallo sguardo penetrante e il fare misterioso.
– Miriam hai qualcosa di carino per me? – domandò sorridendole.
La zingara prese dalla sua gonna un cammeo e senza parlare glielo porse.
– Oggi è più strana del solito – pensò, osservando il pendente.
Il cammeo era piccola quanto un’albicocca, il colore del corallo era vivo, un rosso troppo intenso per un cammeo.
Incuriosita tentò di aprirlo per vederne l’interno.
Fu investita da una luce accecante, gelida.
Il monile cadere a terra.
Una forza l’avvolse in una spirale luminosa, all’improvviso davanti a lei, il buio più tetro.
Si ritrovò in una stanza bassa, fredda, umida, satura di un tanfo di marcio, di carne avariata, di morte!
Nel buio iniziò a tastare con le mani per esplorare quel luogo oscuro. Doveva trovare una via d’uscita!
Non vi erano finestre, nessuna porta poteva donarle la via della salvezza; con il tatto si rese conto di non aver trovato nessun angolo.
Un’idea la colpì come una saetta, era in un luogo ovale.
Come il cammeo!
– Noooo! – urlò comprendendo l’atroce destino che l’attendeva.
Il terrore diventò padrone incontrastato delle sue membra, l’unico suono che percepiva in quel silenzio spettrale era: il battito impazzito del suo cuore.
L’aria diventò pesante, mentre qualcosa di viscido le bloccò le gambe, era una sostanza gelatinosa, fredda come il ghiaccio. Questa avanzò velocemente, avviluppandola come una crisalide.
– Dio mio, abbi pietà di me.
Lo pensò solo, le sue labbra erano già sigillate dalla morte.
– Per oggi sei sazio – disse Miriam, riponendo il cammeo nella tasca della sua gonna.

Tonina Perrone