100 parole per un’emozione …

Ho trovato questo sito per divertirmi un po’

Miniesercizio 6

Rotaie.

L’esercizio di oggi chiede un racconto sulle rotaie.

Certo molti di voi vorranno parlare di viaggi, di viaggi dell’anima anche. Ma vi chiedo di non farlo.

Vi chiedo un racconto di 100 parole che parli di cibo e che sia collegato alla foto.

Il protagonista deve essere un bambino.

 

 

Robert da piccolo viveva in una di quelle casine piccine lungo la ferrovia. La sua mamma mentre rimestava i legumi sotto il camino o rigirava le patate nella cenere doveva correre ad alzare o abbassare quelle sbarre bianche e rosse. Ed ecco comparire all’orizzonte prima il fumo nero, poi sua maestà la locomotiva.  Quando gli passava davanti quel mastodontico  insieme di ferraglia  era il  bambino più felice del mondo. Il  pane e pomodoro mangiato lì aveva un sapore unico, misto tra l’affumicato e il frizzante profumo della campagna . Ora, tutto è un lontano ricordo seduto in prima classe .

Arriva il gelo !!!

100 parole per sua maestà il gelo che incombe sul Salento!

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Le tue spirali avanzano, avviluppano, avvolgono e travolgono tutto e tutti, togliendo il respiro e raggelando il sangue nelle vene.  Al tuo passaggio regna il silenzio irreale, è consentito sentire solo il tuo fiato gelido che penetra negli anfratti non lasciando scampo. Tutto è in standby! Sembra di stare davanti a una scacchiera, l’attesa fa meditare attendendo una tua mossa. La trepidazione dell’incertezza blocca chiunque nel tepore di ermetici nascondigli, dai quali fuoriescono sbuffi grigi che ti sfidano. Stai avanzando inesorabilmente, folle è colui il quale oserà, nelle prossime ore, oltraggiare il tuo passaggio. Fermi tutti è arrivato il GELO!

Solo un incubo o realtà?

Sente una strana sensazione nel corpo, guarda la madre allontanarsi per raggiungere la cucina. Improvvisamente la testa è pesante, ha la sensazione di dilatarsi, mentre mani invisibili le stritolano il cuore . Ha fame d’aria, un timore la pervade :- E’ giunta la mia ora.
Non vuole morire, non è giusto, lei ha solo vegetato, non ha vissuto la sua vita.
Grida, ma un flebile soffio esce dalle sue labbra:- Mamma vieni sto male. Mamma!
Apre la porta, le forze la stanno abbandonando.
Quella mamma invocata entra con fare superficiale, le consiglia di andare a dormire ed esce sbattendo la porta.
-Non è possibile! La mia mamma non mi avrebbe trattato così! Dove sono e dove sto andando? In quale realtà sono finita? Non è la mia vita!
Il dolore al petto le ricorda l’infarto avuto l’anno prima.
Si trascina verso la scrivania, torna indietro di pochi passi, il viso riflesso nello specchio non è il suo : -Che mi succede Dio mio? Ho i capelli, tutti bianchi. -Mamma vieni ti prego!
– Cosa vuoi ancora?- le chiese con tono scocciato.
– Guarda, ho i capelli tutti bianchi.
-Domani vai dal parrucchiere e li tingi.
-Mamma, ma ti rendi conto? Solo pochi secondi fa erano neri!
Comprende di parlare alle pareti , perché lei è già in cucina.
– Non sei la mia mamma! Dio mio aiutami , ti prego!
L’angoscia è dentro la sua anima. Poi un bagliore…
Le pareti della stanza si dissolvono come carta bruciata da fiamme invisibili. Sopra di lei, un cielo plumbeo s’illumina al chiarore dei fulmini. S’accascia a terra, sente la vita uscire dal suo corpo. Il dolore al cuore è forte, tutto è grigio, cupo, una lacrima scende silenziosa. Non riesce a muoversi, solo la sua mente parla al vento dell’impossibile lasciando mille domande .
-Perché devo morire sola? Perché devo vedere il cielo in tempesta e non il colore degli occhi di chi amo e che ho avuto in grembo? Non voglio morire sola. E’ la fine! Si lascia travolgere dal dolore, dalla morte. Il buio è padrone dei suoi occhi.
Si sveglia, un leggero dolore allo sterno le rende faticoso il respiro, ma sorride riconoscendo la camera, stringe con forza le lenzuola.
-Sono viva! Ho ancora tempo da vivere. Chissà dove sono stata ? Forse la mia vita si è incrociata con l’esistenza di un’altra Mara, in una dimensione parallela.
Dio mio ti ringrazio è stato solo un incubo … Ma sarà stato veramente un incubo ?