Per mio nipote una fiaba che sa di antico ed è anche un omaggio alla bellissima quercia Vallonea di Tricase

Il regno delle querce

Quercia-Vallonea-tricase1

Il bosco della grande quercia era , dico “era”, dopo capirete perché, un’ oasi di pace dove gli animali e le piante vivevano in perfetta simbiosi , nell’aria si respirava la serenità, anche perché  l’uomo non aveva mai messo piede.

Intorno al grande bosco c’era un fiume impetuoso, con cascate e maestosi vortici che lo isolava dal resto del mondo, però sul lato nord c’era un guado conosciuto da pochissimi .

Su quel luogo incantato c’era una vecchia leggenda, che si perdeva nella notte dei tempi ,“ Il giorno in cui l’uomo avrebbe messo piede in quel paradiso la morte avrebbe imbrattato tutto con le sue fosche tinte”.

Tutti nel regno dei falchi ignoravano quel posto vietato.

Un giorno il figlio del re camminando lungo le rive del fiume vide sull’altra sponda un bellissimo cerbiatto che l’osservava.

Decise di attraversare il fiume per esplorare il grande bosco e per poter accarezzare quel bellissimo cerbiatto.

Il suo scudiere gli aveva fatto vedere il guado durante una battuta di pesca, raccomandandosi di non violarlo per nessuna ragione e di non rivelarlo a nessuno.

Il giovane era molto intraprendente e  amava le sfide.

Iniziò ad attraversare il fiume e fu investito da forti aliti di vento gelido.

Sentì un grido:- Ti prego torna indietro ! – si voltò e costatò di essere solo.

Continuò il suo cammino, mancavano pochi passi alla riva davanti a lui, quando un falco lo attaccò. Tentò di difendersi con la bisaccia e affrettò il passo nelle acque gelide del fiume.

  • Prima il vento, ora il falco perché madre Natura mi ostacola. Non credo alle leggende .

Proseguì non curante dell’intuizione avuta. S’inoltrò nel bosco, era un incanto. I suoi abitanti prima lo osservavano stupiti, poi scappavano emettendo urli impressionanti.

Si fermò davanti a dei fiori di rara bellezza e non perse l’occasione per osservarli con la lente donatagli da mago Papoldo . Le sfumature dei petali erano indicibili tanto erano belle e uniche.

Non lontano dei funghi strani con ampi cappelli blu attirarono la sua attenzione.

Intento a vedere i particolari di quegli ombrellini blu come il cielo, sussultò all’arrivo del cerbiatto.

Nel retrocedere finì a gambe levate e la lente di mago Papoldo si nascose tra i fitti cespugli.

  • Perché non hai ascoltato ? Ora tutti noi siamo in pericolo per colpa della tua sfrontatezza!

Guardò esterrefatto il piccolo cervo e rialzandosi balbettò parole senza senso :- Ma  veramente, io non, andrò via , prometto vado vado . Perdonatemi.

Il giovane principe iniziò a correre per raggiungere il guado.

Intanto tra i cespugli l’avido serpente si impossessò del magico oggetto.

Trascinò la lente vicino alla sua tana,  le sue dimensioni però gli impedirono di portarlo sotto il grande masso , sua calda dimora.

La lente incustodita venne arroventata dai raggi del sole, diventando da mezzo di conoscenza a mezzo di distruzione.

Prima una piccola fiammella su poche pagliuzze , poi…

Dal castello le guardie reali guardando l’orizzonte gridarono : – Presto al grande bosco! La leggenda si sta avverando! Al fuoco!

  • Dove ? – chiese il capo delle guardie.
  • Laggiù al grande Bosco!

Il suono del corno avvisò tutti del grave pericolo.

Le guardie scesero verso il guado.

Gli animali scappavano qua e là ,mentre un fumo denso si diffondeva nella valle rendendo l’aria irrespirabile.

Tra la gente corse anche il giovane principe, i suoi occhi erano velati dalle lacrime e il suo cuore era gonfio d’amarezza per non aver ascoltato la leggenda dei suoi avi.

Ormai era troppo tardi, il bosco di querce secolari era un immenso falò.

  • Perdonatemi ! Sono io il colpevole! La mia arroganza mi ha fatto sfidare ciò che stava scritto nel libro degli avi – il suo pianto venne interrotto dal tocco di una mano delicata sulla testa.

Alzò gli occhi e vide una splendida donna dal sorriso rassicurante.

  • Ormai il guaio è fatto piccolo principe , però tu puoi far rivivere il grande Bosco.
  • Dove? Come? Farò tutto quello che vuoi . – incalzò ansimante il giovane mettendosi in ginocchio davanti alla donna.

Ebbe un attimo d’esitazione:- Davanti chi ho l’onore di prostrarmi? –  chiese incuriosito.

  • Sono lo spirito della grande quercia, principe , guardiana del tuo regno da oltre mille anni .

I suoi occhi si spalancarono più della bocca , dimostrando tutta la meraviglia e lo stupore della notizia.

  • Ora ascolta . Prendi questo sacchetto. In esso troverai una ghianda di ogni albero del grande Bosco . Trova un luogo e piantale , in breve tempo rinasceranno le splendide querce. Non vietare l’ingresso alla tua gente, ma insegna loro il rispetto verso il bosco. Solo insegnando il rispetto le querce non periranno più.

Fa’ che nel tuo regno i bambini vadano a giocare nel bosco sotto le loro fronde. Le bianche voci saranno musica per le querce che cresceranno forti e rigogliose.

Strinse forte il sacchetto a sé , alzò gli occhi , ma lo spirito della grande quercia  era svanito.

Risalì la fiumara di gente che scendeva al luogo del disastro inorridita e sgomenta, arrivò nella torre del mago Papoldo e come un fiume in piena gli raccontò tutto.

Il mago rammaricato gli confessò che lo spirito della grande quercia lo aveva già informato.

Il giovane principe confessò tutto al re e ai suoi sudditi , chiese perdono e piantò personalmente le ghiande intorno al castello .

Il bosco di ghiande avrebbe protetto il castello e non sarebbe stato più un luogo proibito , ma lo spazio della serenità e dei bambini.

Quando il principe diventò re cambiò il nome del suo regno , da regno dei falchi a regno delle querce e inserì l’effigie di una grande quercia  nel suo stemma araldico.

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ALLA RICERCA DEL TASSELLO MANCANTE- L’Angelo

L’angelo

 

L’ombra avanza .

I  lineamenti sono quasi trasparenti,eterei, ma bellissimi.

Non ha mai ammirato tale bellezza in nessun essere umano.

Sente entrare in lei un flusso che scorre senza ostacoli , come un torrente in piena.

Avverte un lieve formicolio sulla sommità della testa ; porta la  mano, pensando  ad un piccolo  abitante del bosco caduto tra i suoi capelli , nulla.

Il flusso aumenta la  potenza e si insinua in ogni sua cellula.

Un’onda di vitalità dolcissima e unica è in lei.

Guarda le sue mani, emano un  lieve calore .

Un lupo solitario le si avvicina senza timore con testa china e la coda scodinzolate.

Resta allibita  da tali eventi fuori dal comune .

Nessuno le avrebbe creduto, neppure sua madre.

Davanti ai suoi occhi c’è una figura celeste , anche se non ha le ali, e un lupo mansueto come un cane.

Guarda il lupo.

La Paura esce allo scoperto :

– Ti tremano le gambe ?!

Sbraita mentre le altre ridono .

Davanti a lei ancora quelle streghe  .

Forse è vero sono presenti nella sua anima.

L’Angoscia rincara la dose :

– Sarà affamato .

Mentre la Disperazione le stringe le meningi , l’Amarezza prende in mano il suo cuore stringendolo in una morsa .

Sente le forze che stanno per lasciarla :

– Sei sola e nessuno ti potrà salvare.

La Solitudine ultima delle megere non resiste a stare zitta.

Invece sente l’energia presente in lei  fluire senza ostacoli e questo le evita di collassare.

Ora come per magia dalla sua scatola delle musiche solo voci angeliche, voci di bimbi , ma pur avendo le cuffie sente una voce melodiosa , ferma ,espandersi nel bosco .

– Lasciate colei che non vi appartiene e tornate nel buio delle tenebre.

Le sue mani emanano luce , luce azzurra che l’avvolge come un mantello proteggendola .

La Luce diventa bianca ,candida , provoca il dissolvimento improvviso delle  megere , le quali imprecano agitandosi tra i raggi luminosi.

Silenzio totale . Solo lei e l’ombra .

I suoi occhi l’accarezzano, non cammina sfiora la terra ,

non riesce a distinguere pienamente il corpo sembra offuscato da un velo .

-Non ti daranno più fastidio sono tornate nelle tenebre, bene ora dobbiamo parlare .

Siediti .

Si rende conto che quel essere non sta aprendo la bocca, le sue labbra abbozzano un dolce sorriso, ma lei sente la sua voce.

– Sei una brava osservatrice ti sto comunicando solo con l’energia del pensiero, noi siamo energia e tu lo sai .

Mara  il cammino è lungo e nulla ti sarà regalato .

Lui ti proteggerà .-  il suo sguardo si posa sul lupo disteso ai suoi piedi.

Lei non resiste più, ha mille domande che stanno invadendo il suo povero cervello .

La testa le sta scoppiando .

– Calma con i tuoi mille perché . Tutto ha un suo tempo .

Domani riprenderai il cammino , ma non sarai sola ora c’è lui accanto a te. Sarà la tua ombra , veglierà sui tuoi passi , sarà la tua forza .

Non  mi è concesso di stare molto , loro non vogliono devo andare.

Tutto avverrà è inevitabile , ma ricordati sei tu la vera artefice di questo viaggio .

Non perdere l’entusiasmo devi lottare per te stessa.

– Grazie chiunque tu sia. Laggiù su un libro ho letto “ Chi non lotta ha già perso “, non voglio perdere in partenza .

Mara mentre parla accarezza la testa di quel lupo fuori da comune.

E quel flusso d’energia passa senza problemi dal suo corpo a  quello dell’animale e viceversa  donandole una forza primordiale.

– Chi sei ? Come ti devo chiamare?

– Piccola non mi dovrai chiamare io sono sempre con te , anche se i tuoi occhi non mi vedono , parla  al tuo cuore e io ti risponderò . Mente Divina mi ha destinato sul tuo cammino .

Lo guarda con tutto l’amore che ha dentro e cerca d’imprimere quell’ombra nei suoi occhi, nel suo cuore.

Intuisce che questo incontro non sarà l’ultimo , ma dovrà passare molto  tempo prima di rivedere il suo Angelo .

La Luce implode in un minuscolo punto luminoso per poi svanire nel buio.

Non si è accorta del calare della notte.

E’ serena, si accovaccia tra un incavo della roccia e il tronco di un albero .

Abbraccia il lupo il suo calore non le farà sentire il gelo.

Alza lo sguardo verso la luna e si abbandona al mondo dei sogni .

Il domani è oggi una preoccupazione inutile per lei .

 

ALLA RICERCA DEL TASSELLO MANCANTE – La vetta…

Tiro fuori dall’oblio un mio lavoro lasciato a metà… è tempo che cerchi la fine !

La vetta…

 

Tenta di scrivere, ma sullo schermo del suo portatile non compare nulla .

L’editore incombe , vuole per il fine settimana l’ultimo racconto .

Lei non ha forza , è una morta vivente .

Piange,  ascolta  musiche  come anestetico  .

Fuori il sole invita a una passeggiata anche se la tramontana  ha trasformato il suo mare in un mostro .

Scende in spiaggia qui tutto rispecchia la sua anima.

Il forte vento che agita e arruffa i  capelli .Le  raffiche scagliano  microscopici granelli di sabbia sul viso , assordante assolo del dio Nettuno  richiama la sua attenzione quasi per rapirla ai  raggi del sole e portarla verso i suoi abissi .

Il cielo è terso e i gabbiani planano adagiati sulle ali del vento .

Cammina sola in questo primo giorno dell’anno , sola con i suoi pensieri.

Si rende conto che deve mettere ordine nella sua vita sballata .

Mani in tasca, tira calci a quelle poche pietre assopite nella sabbia, procede verso il faro .

Le luci sembrano offuscarsi , toglie gli occhiali, non sono le lenti nere .

Tutto intorno a lei sembra mutare, la paura l’ avvinghia in spirali  mai  percepite sulla  pelle.

Buio, improvvisamente il buio totale !

I suoi occhi versano lacrime, il suo cuore batte  spezzando il consueto ritmo, brividi entrano nella sua anima stanca.

Invoca il sole, anche un semplice raggio argentato della luna,  una sola stella del firmamento,  nulla!

Nero è il colore dominante intorno a lei e al suo cuore.

Silenzio assordante.

Un fascio di luce la investe.

Corre, ma una voce chiara la esorta a procedere con calma.

Si volta verso il buio, chi si  fa scudo delle tenebre?

Corre senza sosta verso la luce certa della sua positività.

Due mani l’afferrano alzandola dal terreno e  facendola volteggiare nell’aria rarefatta.

Ombre si palesano vecchie e nuove .

Una domanda resta bloccata nel suo cuore impazzito : – Dove sono?

La luce del faro la illumina mostrandole un viottolo tra alti cespugli .

– Ora tocca a te vai . Non sarà facile , ti attendono giorni infami. Nessuno ti tenderà la mano, è in te la forza suprema, ricorda è in te .

La voce ancora una volta echeggia in quello scenario da film horror.

Stringe i pugni conficcandosi le unghie nella carne .

Non vuole cedere, oggi più che mai vuole andare avanti.

Si volta  tutto è tornato  come era : mare infuriato , vento forza cinque , spiaggia deserta, gabbiani svolazzanti nel cielo .

Tutto è come prima solo lei non è più lei .

Dai suoi pugni cadono due gocce di sangue nella sabbia bianca.

Ora è pronta deve raggiungere la vetta a ogni costo ,

ci vorrà un giorno, un mese, un anno , una vita …che importa?

Poesia senza titolo

A tutte quelle mamme che donano la loro vita ai loro angeli senza ali

Poesia senza titolo

La mente vaga , trasportata dalle note . Le dita danzano in un frenetico ticchettio sulla tastiera del computer e sullo schermo compaiono versi , lampi di battiti del cuore. Il dolore e l’angoscia fuoriescono dal suo essere per attorcigliarsi come liane su quel foglio virtuale. Mentre la rabbia si avvinghia negli aggettivi più feroci. Sente diminuire il peso del fardello che l’opprime . Arresta il suo incedere tra le parole , toglie gli occhiali e sprofonda sullo schienale della poltrona dove è seduta da ore, per non fare rumore .
Si abbandona a una calma apparente, chiude gli occhi e si lascia trasportare dai ricordi che riaffiorano uno dopo l’altro. Sono carezze acide , bruciano la fragilità dell’anima. Deve trovare un titolo a quella specie di poesia. I pensieri si accavallano arrotolandosi nel fango della disperazione, ingurgitati dalla stanchezza cronica. Un lungo respiro esce con la forza di un tornado.
La sua anima vuole ritrovare la serenità carpitale da anni.
Si morde le labbra aride e silenziose, stringe con forza i braccioli alzandosi di scatto.
Va verso la finestra, l’apre , ma il panorama non le appartiene, non ricorda quel grigiore.
Dove sono finiti i colori della vita? Nelle anse delle narici penetra un odore che sa di morte . La testa è pesante come un macigno, i battiti del cuore sono raddoppiati, nelle sue vene sente i colpi sconnessi del sangue che vuole schizzarle via .
– Sarà veloce un salto dal terzo piano? – si domanda .
Si sporge per vedere che nessun falso materasso attutisca il botto che sta per fare.
Un sospiro , un rantolo sordo è peggio di due robuste braccia.
No! Non può cedere all’illusione della fine, chi avrebbe provveduto a quella creatura senza anima che per nove mesi aveva vissuto dentro di lei?
Da dodici anni lotta con il mostro invisibile che tiene prigioniera la sua bambina.
Asciuga le stille di dolore che scendono senza permesso , richiude la finestra e volge i passi verso il suo angelo senza ali. Il suo compito è starle accanto aspettando che un messaggero celeste venga a donarle ali dorate o un miracolo.
A lei restano gli attimi di volo tra i versi di poesie senza titoli per gridare il suo sordo dolore .