C’è ancora tempo per un magico sogno

tramonto donna

Cercare nei ricordi versi pensati, ma mai scritti.

Cercare, invano, tinte policrome

nel grigiore del nulla.

Cercare tra effigi sbiadite, nel tunnel del passato,

per trovare nuova forza ad affrontare il domani.

Eppure solo un attimo fa

il cielo era azzurro, lunghi capelli svolazzavano al vento della vita.

E voi sogni in quale anfratto siete svaniti?

L’istinto della sopravvivenza ha avuto la meglio

sui colori delle dimensioni oniriche.

I conti sono presto fatti,

il tempo inesorabile è passato

l’orizzonte si è tinto dei colori del dì pronto a cedere il passo alla luna,

ma anche il tramonto è degno d’essere scenario di mille sogni.

che sa di domani.

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Arriva il gelo !!!

100 parole per sua maestà il gelo che incombe sul Salento!

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Le tue spirali avanzano, avviluppano, avvolgono e travolgono tutto e tutti, togliendo il respiro e raggelando il sangue nelle vene.  Al tuo passaggio regna il silenzio irreale, è consentito sentire solo il tuo fiato gelido che penetra negli anfratti non lasciando scampo. Tutto è in standby! Sembra di stare davanti a una scacchiera, l’attesa fa meditare attendendo una tua mossa. La trepidazione dell’incertezza blocca chiunque nel tepore di ermetici nascondigli, dai quali fuoriescono sbuffi grigi che ti sfidano. Stai avanzando inesorabilmente, folle è colui il quale oserà, nelle prossime ore, oltraggiare il tuo passaggio. Fermi tutti è arrivato il GELO!

Per mio nipote una fiaba che sa di antico ed è anche un omaggio alla bellissima quercia Vallonea di Tricase

Il regno delle querce

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Il bosco della grande quercia era , dico “era”, dopo capirete perché, un’ oasi di pace dove gli animali e le piante vivevano in perfetta simbiosi , nell’aria si respirava la serenità, anche perché  l’uomo non aveva mai messo piede.

Intorno al grande bosco c’era un fiume impetuoso, con cascate e maestosi vortici che lo isolava dal resto del mondo, però sul lato nord c’era un guado conosciuto da pochissimi .

Su quel luogo incantato c’era una vecchia leggenda, che si perdeva nella notte dei tempi ,“ Il giorno in cui l’uomo avrebbe messo piede in quel paradiso la morte avrebbe imbrattato tutto con le sue fosche tinte”.

Tutti nel regno dei falchi ignoravano quel posto vietato.

Un giorno il figlio del re camminando lungo le rive del fiume vide sull’altra sponda un bellissimo cerbiatto che l’osservava.

Decise di attraversare il fiume per esplorare il grande bosco e per poter accarezzare quel bellissimo cerbiatto.

Il suo scudiere gli aveva fatto vedere il guado durante una battuta di pesca, raccomandandosi di non violarlo per nessuna ragione e di non rivelarlo a nessuno.

Il giovane era molto intraprendente e  amava le sfide.

Iniziò ad attraversare il fiume e fu investito da forti aliti di vento gelido.

Sentì un grido:- Ti prego torna indietro ! – si voltò e costatò di essere solo.

Continuò il suo cammino, mancavano pochi passi alla riva davanti a lui, quando un falco lo attaccò. Tentò di difendersi con la bisaccia e affrettò il passo nelle acque gelide del fiume.

  • Prima il vento, ora il falco perché madre Natura mi ostacola. Non credo alle leggende .

Proseguì non curante dell’intuizione avuta. S’inoltrò nel bosco, era un incanto. I suoi abitanti prima lo osservavano stupiti, poi scappavano emettendo urli impressionanti.

Si fermò davanti a dei fiori di rara bellezza e non perse l’occasione per osservarli con la lente donatagli da mago Papoldo . Le sfumature dei petali erano indicibili tanto erano belle e uniche.

Non lontano dei funghi strani con ampi cappelli blu attirarono la sua attenzione.

Intento a vedere i particolari di quegli ombrellini blu come il cielo, sussultò all’arrivo del cerbiatto.

Nel retrocedere finì a gambe levate e la lente di mago Papoldo si nascose tra i fitti cespugli.

  • Perché non hai ascoltato ? Ora tutti noi siamo in pericolo per colpa della tua sfrontatezza!

Guardò esterrefatto il piccolo cervo e rialzandosi balbettò parole senza senso :- Ma  veramente, io non, andrò via , prometto vado vado . Perdonatemi.

Il giovane principe iniziò a correre per raggiungere il guado.

Intanto tra i cespugli l’avido serpente si impossessò del magico oggetto.

Trascinò la lente vicino alla sua tana,  le sue dimensioni però gli impedirono di portarlo sotto il grande masso , sua calda dimora.

La lente incustodita venne arroventata dai raggi del sole, diventando da mezzo di conoscenza a mezzo di distruzione.

Prima una piccola fiammella su poche pagliuzze , poi…

Dal castello le guardie reali guardando l’orizzonte gridarono : – Presto al grande bosco! La leggenda si sta avverando! Al fuoco!

  • Dove ? – chiese il capo delle guardie.
  • Laggiù al grande Bosco!

Il suono del corno avvisò tutti del grave pericolo.

Le guardie scesero verso il guado.

Gli animali scappavano qua e là ,mentre un fumo denso si diffondeva nella valle rendendo l’aria irrespirabile.

Tra la gente corse anche il giovane principe, i suoi occhi erano velati dalle lacrime e il suo cuore era gonfio d’amarezza per non aver ascoltato la leggenda dei suoi avi.

Ormai era troppo tardi, il bosco di querce secolari era un immenso falò.

  • Perdonatemi ! Sono io il colpevole! La mia arroganza mi ha fatto sfidare ciò che stava scritto nel libro degli avi – il suo pianto venne interrotto dal tocco di una mano delicata sulla testa.

Alzò gli occhi e vide una splendida donna dal sorriso rassicurante.

  • Ormai il guaio è fatto piccolo principe , però tu puoi far rivivere il grande Bosco.
  • Dove? Come? Farò tutto quello che vuoi . – incalzò ansimante il giovane mettendosi in ginocchio davanti alla donna.

Ebbe un attimo d’esitazione:- Davanti chi ho l’onore di prostrarmi? –  chiese incuriosito.

  • Sono lo spirito della grande quercia, principe , guardiana del tuo regno da oltre mille anni .

I suoi occhi si spalancarono più della bocca , dimostrando tutta la meraviglia e lo stupore della notizia.

  • Ora ascolta . Prendi questo sacchetto. In esso troverai una ghianda di ogni albero del grande Bosco . Trova un luogo e piantale , in breve tempo rinasceranno le splendide querce. Non vietare l’ingresso alla tua gente, ma insegna loro il rispetto verso il bosco. Solo insegnando il rispetto le querce non periranno più.

Fa’ che nel tuo regno i bambini vadano a giocare nel bosco sotto le loro fronde. Le bianche voci saranno musica per le querce che cresceranno forti e rigogliose.

Strinse forte il sacchetto a sé , alzò gli occhi , ma lo spirito della grande quercia  era svanito.

Risalì la fiumara di gente che scendeva al luogo del disastro inorridita e sgomenta, arrivò nella torre del mago Papoldo e come un fiume in piena gli raccontò tutto.

Il mago rammaricato gli confessò che lo spirito della grande quercia lo aveva già informato.

Il giovane principe confessò tutto al re e ai suoi sudditi , chiese perdono e piantò personalmente le ghiande intorno al castello .

Il bosco di ghiande avrebbe protetto il castello e non sarebbe stato più un luogo proibito , ma lo spazio della serenità e dei bambini.

Quando il principe diventò re cambiò il nome del suo regno , da regno dei falchi a regno delle querce e inserì l’effigie di una grande quercia  nel suo stemma araldico.

altro giro altra avventura

Domani inizia un nuovo anno scolastico con i miei cuccioli

Gabbiano libero di Tonina Perrone

Presto aprite il portone

entra un bellissimo plotone.

Le mie braccia sono aperte

felici d’abbracciare chi

per tre mesi ha lasciato le aule deserte.

I miei bambini sono tornati!

I loro sorrisi ho ritrovato

e il mio cuore si è riscaldato.

Li guardo bene

non sono più piccini,

non li posso chiamare più topolini!

Ormai sono dei ragazzini,

ma per la maestra Totò

resteranno  sempre i cuccioli che amerò.

BUON ANNO AI MIEI TESORI

La vostra MAESTRA TOTO’

Tonina Perrone

Saper…

La mia anima errante

La mia anima errante

Saper scorgere un raggio di luce ,

nel buio del grigio totale.

Saper apprezzare un sorriso,

specchiandosi in giovani occhi incantati per il domani.

Saper recidere rami secchi

per lasciar spazio vitale a nuova vita.

Saper cercare nel pozzo della propria anima carezze che erroneamente,

in un passato non lontano,

le si è cercate altrove.

Saper … Saper di non sapere 

e sorridere ascoltando la musica del cuore 

Eppure ci deve essere il poi…

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Boati afoni infestano

togliendo il respiro

chi vivendo d’illusione

vede, oltre,

per un attimo beceri fogli.

Rabbiose pennellate

scavano invisibile roccia

di quid senza tempo

lasciando ignudo l’essere

con ambletico dilemma.

Rabbia, orgoglio, amara delusione

appiattiti da ragion ragionante

che dona calice all’anima

con fiele addolcito

da falsi colori.

Eppure ci deve essere il poi…

AMARE L’AMORE

15/06/2007
AMARE L’AMORE

Ascoltando “ DOVE” di EDUARDO DE CRESCENZO

una dolce canzone che chiede: “… Dove sei mio grande amore?..”

domanda che tutti ci siamo posta una volta nella vita.

Questo post è un dono a tutti noi che scriviamo fiumi di parole perchè innamorati dell’AMORE. 

 

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Ti amo e tu lo sai , vivi da sempre in me , nei miei sogni , nelle mie fantasie mai confessate neppure a me stessa.

Sei l’amore vero che si scrive una sola volta nel cuore e comunque vada resta per l’eternità impresso a fuoco, indelebile e mai nessuno lo potrà cancellare.

Un amore senza tempo, senza nome, senza inizio e senza fine.

Un amore che fa sognare , fa volare, un amore da fiaba, da principe azzurro, da mille e una notte.

L’amore grande dove vige solo il donare senza nulla chiedere in cambio.

L’amore come dono di sé stessi nelle mani dell’altro sicuri di essere trattati come tesori unici da custodire, da proteggere, da amare.

Amo te, te solo perché sei scritto nel mio cuore da sempre, amo te che vivi nella mia anima con la quale condividi il tutto e il nulla.

Amore mio lo so che non esisti, ma io ti amo.

Solo per te ha senso sussurrare …Ti amo.

Scrivo fiumi di parole e la musica mi porta nel tuo mondo.

Un mondo di cristallo nel profondo del mio cuore matto.

Ti vedo , ti sento, ti accarezzo, ti amo… sei l’amore essere impalpabile , irreale che spingi schiere di poeti a immortalarti le loro anime inquiete come la mia.

Ti amo, amore sei in me , vivi con le mie parole , sorridi del mio candido sentimento da bambina.

Accarezzi il mio cuore e gioisci ai suoi sobbalzi per te fantasma fatato senza tempo .

Sorridi dolce pirata del mio cuore.

Chi ama non ha bisogno di una semplice foto per vedere il volto dell’amore.

Non deve chiudere gli occhi per assaporare un bacio, sentire l’ebbrezza di un caldo abbraccio.

Vede , sente, assapora , custodisce in sé l’amore .

L’amore va al di là di un semplice corpo che il tempo deteriora, non può morire con una vita va oltre.

Mani che mai si lasceranno , essenze che sempre sentiranno quel sentimento che vive in due cuori destinati a pulsare all’unisono perché di una sola anima.

Due esseri che si amano lo fanno una sola volta in tutta la loro esistenza fatta da più vite.

Non ti vedo , ma sei qui ;

non ti posso abbracciare,

ma  le tue braccia mi avvolgono,

le mie labbra non sfioreranno mai più le tue ,

ma battiti d’ali mi dicono

che tu mi stai baciando.

Vortici ascensionali

inglobano essenze

verso il cielo .

Musiche celestiali

riempiono lo spazio

incantando chi vuol udire

le melodie dell’amore.

 

Ti amo amore, le mie parole le dono al vento , ma tu resti incatenato alla mia anima .

Anima di donna che ti ha stregato ieri, per  averti oggi e non perderti domani.

Un amore perso

Un amore perso

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Mani fredde annaspano nel vuoto

di un tempo che non c’è più.

Ricerca affannosa di sorrisi

persi tra bolle di sapone

esplose da accecanti saette

pronte ad annientare speranze e sogni.

Dove volgere lo sguardo inerme?

Dove lasciare andare

 il canto di un cuore muto?

Vento amico asciuga rivoli silenti

sole riscalda  membra stanche,

mentre l’anima vaga

negli anfratti di un amore perso

sulle rive del fiume della vita.

Verso la fine

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La caccia agli aquiloni

è terminata da tempo

nel cielo un tempo azzurro

ora  vestito

di tinte annunciatrici

dell’oscurità.

Mentre il silenzio assordante

è compagno

nei tetri vicoli dell’anima.

Anima sola, vile nel suo apatico

e tranquillo sopravvivere

cerca nel cuore risposta

scritta senza punto interrogativo.

Attende mosse da un fato

malvagio dagli occhi d’angelo,

Anima senza pace,

non c’è un dopo

al fuoco che vive l’attimo infinito

nella fiammata finale.