Ai tempi del Coronavirus tutto è possibile…

Un modo per far sentire la mia vicinanza ai miei cuccioli e per far ripetere c’è, c’era, c’erano…

2 b-c 

Io c’ero, tu c’eri, egli c’era…

A scuola io c’ero,

tu c’eri, egli c’era.

Oggi, non mi vedi,

ma ci sono, ci sei, egli c’è.

Prima c’erano i banchi

ora c’è un computer

tra voi e me.

Tutto è cambiato

tranne l’amore

che ci lega e ci legherà.

Anche se lontani i nostri cuori sono

vicini, vicini perché…

siamo i ragazzi della 2^B e della 2^C.

Maestra Totò

E tutti la chiamano…

Per puro caso ho ritrovato una mia poesia su Manuale di Mari , un angolo di pura armonia delle parole e dell’emozioni.

Concorso di Emozioni

 

E tutti la chiamano…

Silenzio avvolge
cuore dormiente e
ali rattrappite si spiegano
in nuovi voli
senza confini.
Magiche note
danzano come leggiadre farfalle
posandosi su delicate parole
senza tempo.
Sensuale bacio di un amore
pieno di luce e speranza
per emozioni evanescenti
lasciate al vento
e tutti la chiamano…
poesia.

Per mio nipote e i miei cucciolotti

mostriciattolo

 

CORONAVIRUS IL MONELLO

Coronavirus sei proprio un monello

hai combinato tutto questo macello!

Noi non ci arrendiamo

e anche senza stretta di mano,

insieme restiamo.

Le mani laveremo

contando fino a venti strofineremo.

Per salutarci un tocco con il piedino faremo

e un grande sorriso regaleremo.

Scienziati, dottori forza e coraggio

andiamo tutti all’arrembaggio

e del mostriciattolo facciamone rottamaggio.

Maestra Totò

Per mio nipote e i miei cuccioli

Disegno realizzato da Tonina Perrone  2013

La mia Natività di qualche anno fa per un’altra filastrocca senza pretese.

 

Che bello è Natale…

 

25

dicembre

che bello è Natale…

Tutto freme, tutto brilla,

ovunque, tutto sfavilla.

Nonne davanti ai fornelli

preparano dolci ai loro monelli.

La stella cometa arrivata è già

sulla capanna luminosa aspetterà.

Un gesto antico che a mezzanotte si ripeterà:

mano piccina il Bimbo dei bimbi sulla mangiatoia poserà

Tra canti, dolci e abbracci nei cuori la speranza ritornerà…

che questo mondo diventi più buono, dove la pace e il rispetto

siano orizzonte perfetto

per tutti i bimbi colorati

ma soprattutto tanto amati.

 

25 novembre 2019

25 novembre 2019.

Non è uno sbavo di rossetto sulla guancia o un paio di scarpette rosse o una data del calendario a poter fermare l’arroganza della bestialità.

Al di là del velo siamo troppe a piangere per chi abbiamo lasciato in lacrime.

Chi racconterà ai miei tesori storie tra mille baci e coccole? Chi sorreggerà quelle membra stanche che un dì mi strinsero nella speranza di proteggermi da una vita infame?

Voi pensate alle parole, noi siamo i fatti. Atroci fatti che hanno riempito di sdegno le pagine dei notiziari, ma poi… siamo diventate solo ombre nella memoria.

Donne, non fate quello che noi abbiamo fatto, non giustificate, non tenete tutto il vostro dolore in fondo all’anima, tanto i vostri occhi parlano. Non fatevi passare per distrattone che a ogni ostacolo cadono sbattendo a spigoli nodosi pieni di rabbia e animalità abbominevole.

Noi possiamo solo pregare affinché le porte del paradiso restino a voi il più a lungo possibile sbarrate. Mentre angeli, anche senza ali, giù vi porteranno per mano verso la libertà.

Riconoscimento dall’Associazione Culturale Edizioni “IL FARO”

Ancora un volta ho ricevuto in dono questo riconoscimento a cui ci tengo tantissimo.

attestato Faro

Grazie alla Presidente Daniela Moreschini per la fiducia che rinnova ogni anno nei miei confronti. Mi ritengo onorata di aver fatto parte della giuria della undicesima edizione del concorso “Sinfonia Dialettale”. Come passano gli anni ! Ancora Grazie di cuore.

Il fantasmino Gelsomino e Nonno Oreste

Gelsomino e nonno Oreste

Il fantasmino Gelsomino e Nonno Oreste

Un nuovo racconto per i miei piccoli alunni della Scuola Primaria “A. Carrisi ” di Trepuzzi.

 

Gelsomino era un fantasmino giocherellone, ma da alcuni giorni era molto triste.

La vecchia casa dove viveva da trecento anni era stata abbattuta per costruire un centro commerciale e lui era rimasto senza dimora.

Iniziò a vagare per la città, ma i luoghi che visitava o erano troppo luminosi o troppo rumorosi.

Arrivò il giorno di Halloween e i suoi simili scorrazzavano felici tra i bambini mascherati che chiedevano “Dolcetto o scherzetto ” ai vicini.

Gelsomino si rannicchiò in un angolo buio, osservava malinconico il trambusto dei bambini e degli altri fantasmini.

Un nonnino passò accanto a lui e gli chiese :- Tu perché non vai a bussare alle porte ?

Spalancò i suoi occhioni neri e pensò :-  Come fa questo a vedermi ? Non sono un bambino!

l vecchio senza guardarlo rispose al suo pensiero silenzioso:- Gelsomino, Gelsomino non farti domande inutili e vai a divertirti.

– Parla facile lui , gira l’angolo e si rifugerà in casa, mentre io sono solo e senza un tetto!- continuò a brontolare dentro di sé.

– Vuoi venire con me piccolo?- gli chiese guardandolo.

– Oh sì !- esultò Gelsomino.

Si misero in cammino in quella tiepida serata autunnale.

Svoltarono il primo , il secondo , il terzo e ancora altri angoli , ma della casa neppure l’ombra.

Alla fine incuriosito domandò educatamente, considerando il suo rango :- Mi perdoni , ma la sua abitazione dov’è?

Il vecchietto non rispose e continuò a camminare, anche se con molta fatica .

Arrivati sotto un enorme ponte rallentò il passo e Gelsomino che gli svolazzava intorno vide che ogni persona che incontravano salutava con rispetto il suo accompagnatore e molti lo chiamavano Oreste.

Giunti davanti a un grosso scatolone tutto macchiato il nonno Oreste si fermò.

Ne aprì un lembo e invitò Gelsomino a entrare.

– Prego accomodati nella mia umile dimora.

– Uno scatolone? Pazienza perlomeno non sarò solo la notte di Halloween.

Quella notte per il fantasmino fu speciale, nonno Oreste gli raccontò mille storie e dolcemente si addormentò. Con lui passò diversi anni felici e quando fu tempo di volare lassù Oreste chiese al suo angelo un piccolo favore, poter portare con sé Gelsomino il suo nipotino Fantasmino per continuare a raccontagli tante storie.

12 settembre 2019

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Ormai da troppo tempo non scrivo più, ma stasera un evento mi dato una scossa nell’anima e mi sta spingendo, forse indegnamente, qui davanti al mio pc. Ho avuto l’onore di conoscere un grande poeta leccese Ninì Rucco, il padre di Rita, una professoressa e poetessa che ammiro. Ascoltare le sue poesie in vernacolo è stato estasiante per la loro musicalità, trasparenza, freschezza. Le poesie sulla sua consorte sono vere, palpabili all’animo umano nella loro delicatezza, anche il dolore è quasi accettabile ascoltando i suoi versi. L’eleganza e la profondità delle sue parole mi hanno più volte emozionata, ho sentito l’umido tra le ciglia, il nodo alla gola e un’esplosione nel cuore. Sono sensazioni che chi ama la poesia conosce. Comunque, tutto questo è niente a confronto della sua espressione. Lui era intento a ripetere con movimenti labiali e con gli occhi la sua poesia recitata, egregiamente, dalla dott.ssa Valentina Silvestri. La sua veneranda età non ha affievolito né il suo entusiasmo né il suo grande amore. Grazie per le sensazioni e per l’emozioni che hanno donato luce alla mia anima e al mio cuore.

 

12 settembre…

Parole dal sapore antico,

sotto volte di tufo,

danzano con melodie

generando emozioni pure.

Versi come impalpabili petali

svolazzano accarezzando cuori

pronti ad ascoltare.

Parole troppo vere

parlano all’anima,

risuonano negli anfratti dell’essere

aprono sguardi in quotidiane verità.