Ciao zio…

 

Il sonno ti ha preso leggero

con il suo manto eterno.

Angeli gioite

un sorriso è volato da voi

lasciando qui vuoto e dolore.

Tutto ha un tempo

e il tuo era giunto al termine.

Non è l’età che conta,

ma il cuore

e il tuo era pieno d’amore per tutti noi

come un ragazzino.

Unico di nome e di fatto

il ricordo della tua dolcezza

il tempo non lo potrà cancellare

mitico zio Otello.

Annunci

Colori e ombre

Risultati immagini per arcobaleno

 

Disgusto invade l’essere

ignobili colori intrinsechi d’ombre oscure

tendono a fagocitare i colori dell’arcobaleno,

vera strada del cuore. Fatta senza ricerca di clamore,

ma solo per semplici sorrisi luce del domani.

Povera piccolezza umana

sei destinata a spegnerti

come una fiammella alla tramontana.

Tutto inizia ,va, ma su questa sfera

a terminare è destinata già!

Il disgusto il tempo dissolverà

e chi ogni cosa con il cuore fa

con un sorriso le ombre annienterà.

Masha e il Vento

Masha e il Vento

Masha e il vento

Masha  guarda il disco infuocato  davanti a lei , tira le briglia del suo bellissimo destriero e si lancia al galoppo  vorrebbe corre via , vorrebbe essere in un campo di battaglia a sfidare la morte pur di non avere il tempo necessario per pensare, riflettere.

Ama il Vento  è  l’unico che può avvolgere, stringere con le sue forti e invisibili braccia il suo corpo da dea.

Un’amazzone deve essere libera da ogni legame , una guerriera ama la lotta , la giustizia, il trionfo del bene non può pensare ad allevare un figlio o a vivere un amore .

I suoi capelli neri corvino e ricci sono tra le sue mani , Eolo  potrebbe  rapirla con un suo vortice , ma sa che il cuore di quella donna forte e fiera non gli appartiene.

Amo il vento
battiti d’ali
sulle labbra
lievi e impalpabili carezze
seguono impetuosi abbracci

lascio penetrare
irruenti raffiche
tra capelli
vortici ascensionali
nella libertà silenziosa e schiva

Malinconica compagna
segue cammino
contro la forza della natura
goccia salata scende
soffio improvviso asciuga e tace…

I pensieri di Masha volano verso il cielo.

Eolo li terrà vivi nei suoi vortici, sono il regalo più bello che quella donna gli potesse donare.

Sono petali d’amore eterno.

Masha ,ora, va dove la porta il cuore

verso la libertà.

Lo Specchio

fc6ff-donna-allo-specchio-100x100

 

Specchio opachi riflessi doni

a chi non riesce ad alzare lo sguardo oltre

il muro di cinta della vita.

Manca l’essenza vitale dell’oggi

per un domani pieno di colori.

Mani scivolano su di te inerte,

cercano calore assente nel tuo essere.

Sai intrappolare solo pezzi di spazio in un tempo limitato

poi chi ha la forza di voltarti le spalle

vedrà l’immensità della vita

che tu non potrai mai riflettere.

“Gabry” Terza puntata…

 

uomo donna

–  No non è possibile! Sto ancora sognando ! Ora sentirò la megera della mia sveglia , dai suona accidenti ! Ahi ! Il pizzico lo sento quindi sono sveglia. O mio Dio che mi sta succedendo?- Gabry pensa terrorizzata, ma contemporaneamente fissa senza rendersi conto in modo insistente l’uomo.

Un fusto palestrato alto circa un metro e ottanta , con due occhi penetranti da far svenire. E poi aveva lasciato una scia da sballo , ma che diavolo di profumo o dopobarba aveva addosso? E quanto ne aveva sul corpo e su quella camicia bianca perfettamente sbottonata sui jeans impeccabili ?

Nella sua testolina i pensieri si susseguono vertiginosamente provocandole una scarica di adrenalina non indifferente.

–          Gabry hai visto quei due ? Ehi dico a te? Scusa ma hai visto un fantasma? Vuoi rispondere? Finalmente ecco le nostre pizze , pancia mia fatti capanna.-

–          Cosa? Sì va bene. Ok  hai ragione. – farfuglia la nostra amica.

–          Senti tu non stai bene oggi? Prima in ufficio ora qui , dai mi vuoi far venire l’orticaria per la preoccupazione ? Dimmi che hai ? E smettila di fissare quel fusto! Non è per noi, ma per quelle oche giulive.- e mentre ridacchia con lo sguardo segue due splendide donne che entrano con sorrisi sgargianti, dritte su tacchi vertiginosi come le loro minigonne.

Iniziano a mangiare e Mary cerca invano di far sorridere l’amica , ma in cambio ha solo lievi inarcamenti delle bellissime labbra della collega in smorfie senza anima .

Gabry si alza, prende una fetta di torta dal bancone , così avrebbe affogato i suoi turbamenti, ma…

Immersa nei suoi mille perchè non vede dove va e il caso vuole che a trovarsi sulla traiettoria del suo cammino ci sia l’uomo misterioso.

L’incontro è un vero cataclisma! La torta al cioccolato finisce dritta dritta sulla camicia bianca e parte di essa in modo impertinente entra dentro impiastricciando la pelle abbronzata  di lui .

Oh…oh! Gabry spalanca i suoi occhioni , le sue labbra aperte non emettono suoni ,il suo corpo rimane bloccato  e dentro di sé sente la voglia di svanire .

-Piccola! Guarda dove vai! Accidenti.- La sua voce è ferma, sentenziosa , ma calma e profonda, una voce che fa sognare per intenderci.

La scena genera una risata maliziosa nel locale che risveglia dallo stupore la giovane pasticciona .

–          Mi scusi stavo pensando altrove. Non so .- Sembrava una bambina davanti al suo papà dopo l’ultima monelleria.

–          Ok. Stai tranquilla a tutto c’è rimedio.- D’incanto vede il suo sorriso dolce è come nel sogno, -E’ troppo bello! – pensa , ma ha la sensazione che lui sia riuscito a leggere il suo innocente pensiero .

–          Lo sei anche tu!- sussurra l’uomo guardandola dritto negli occhi.

 

Ora ditemi voi se devo continuare …

 

“Gabry” racconto a puntate … Seconda puntata

anima reincarnazione di Ambradorata

Camminano lentamente , Mari fuma la sua sigaretta sbuffando ai rimproveri di Gabry:

– Ti fa male lo vuoi capire! Butta via quelle schifezze puzzolenti.

– Ehi non iniziare, ho una crisi di astinenza !

Ride facendo uscire dei cerchietti di fumo dalla sua bocca con il viso dispettoso che si ritrova.

Gabry conosce Marilena da sei anni , ma è come se la conoscesse da sempre. Sono molto diverse come carattere e fisicamente però  unite da una amicizia collaudata quotidianamente.

Marilena e Gabry sono diverse in tutto .

Mari  è come la  piccola Trilly di Peter Pan, piena di energia , un po’ dispettosa, solare , estroversa , con la battuta pronta e con una risata piena che trasmette il buonumore  a chi ha la fortuna di starle accanto.

Non è la donna fatale anzi è la classica trentenne: un po’ rotondetta nelle forme, non molto alta , che non ha avuto grande fortuna con gli uomini; ha i lineamenti di una donna qualunque che spesso passa inosservata agli occhi maschili i quali la prediligono come amica , complice e non come amante.

Gabry è la sensualità fatta persona , anche se non è il tipo che vuole mettersi in mostra lei non può passare senza creare scalpore.

Alta , bruna con due occhi a mandorla color nocciola, ogni sua movenza è un’armonica scultura che fluttua nello spazio, ma ha un animo semplice , delicato , introverso.

Lei odia essere al centro dell’attenzione; non ride ma sorride timidamente; dolcissima è la sua voce che usa con parsimonia, predilige guardare e stare in silenzio.

Eppure Marilena e Gabry sono diventate inseparabili, spesso escono insieme considerando che entrambe non hanno più  legami da qualche mese.

Le due donne entrano nella pizzeria e sono pervase da un dolce tepore, nell’aria odori mediterranei.

Il cameriere le fa accomodare davanti alla finestra che dà sul retro.

Gabry intravede le luci dietro le goccioline che ricamano i vetri, un senso di ansia l’attanaglia come se percepisse l’arrivo di un evento.

Sensazioni a lei familiari, quante volte aveva avvertito dentro di sé : brividi, senso di vuoto allo stomaco, ansia senza un motivo apparente poi nel suo immediato futuro ecco che un evento accadeva come per magia.

Mari legge il menù , letto e riletto considerando la loro assiduità in quel locale, arriccia il naso scorrendo le nomenclature delle pizze ed esclama:

–   Mille pizze, tante, troppe, di mille gusti , ma preferisco la solita con tanta mozzarella!

L’amica annuisce anche lei avrebbe preso una semplice margherita.

Mari nell’attesa esce a fumare la sua ennesima sigaretta e vane sono le proteste dell’amica, lei non rinuncia.

Gabry si sente spaesata senza la collega, come se qualcuno la stesse osservando, manda una rapida occhiata, ma nessuno rivolge lo sguardo verso di lei; pensa di essere stupida e incrocia le braccia mentre avverte lungo la schiena un brivido gelido che la fa sussultare. E’ irrequieta sente il bisogno di tornare nel suo rifugio: il suo adorato appartamentino di sessanta metri quadrati al terzo piano , senza scale, nella periferia di Milano.

.

Impaziente allunga il collo per scorgere quella sciagurata che per una sigaretta  venderebbe la madre , ma i suoi occhi si spalancano guardando verso la porta d’entrata aperta.

Non è possibile si ripete terrorizzata, come può accadere tutto ciò? La nostra amica è bianca in volto , occhi nel vuoto, suda freddo è allibita e pietrificata tanto da attirare l’attenzione del cameriere:

-Mi scusi si sente bene

-Sì cer..to . Grazie – balbetta , ma il suo sguardo continua a fissare verso l’entrata .

Non è possibile ! Il suo cuore inizia a battere come non mai ; le sue mani diventano fredde e sudate; un brivido percorre la sua schiena paralizzandola.

Ha voglia di correre via, di gridare a Mary, ma nulla di tutto ciò accade, rimane pietrificata su quella sedia e guarda estasiata lui che con passo sicuro va oltre il suo tavolo senza degnarla di uno sguardo.

No non poteva essere vero , un tremore e un freddo glaciale la pervade inesorabilmente.

Quel uomo che le era passato accanto era identico a quello  del sogno…

 

 

Alla prossima puntata…

 

Arrivederci Antonella

 

piuma

Ho tentato di scrivere qualcosa per salutarti , ma le parole finivano per prendersi a spintoni  creando frasi senza fine. Allora ho iniziato a rileggere i nostri messaggi . Un anno di parole , frasi di speranze, muri invalicabili che si ergevano dal nulla ostacolando il tuo cammino. Mi sono persa nei mille perché che mi ponevi ai quali non avevo risposta se non una grande rabbia per il destino beffardo che ti stava portando via. Dicono che non si deve piangere, quando chi vogliamo bene torna nella casa del Padre. Anzi si deve gioire di aver condiviso un tratto di cammino con chi è stato prescelto dal cielo. Facile dirlo difficile è farlo. Sì tu sei una prescelta dal cielo , un angelo nella tua semplicità, riservatezza, dolcezza, disponibilità per non parlare della tua grande umiltà e il grande amore che hai donato ai bambini.

Il cielo sa chi deve accogliere con suoni di tromba trionfali.

Lassù è luce, splendore e armonia.

Qui dolore lancinante, desolazione, vuoto nei cuori.

Noi abbiamo pregato , ma non è bastato a farti rimanere in questo mondo.

Ora,Antonella, prega tu per i tuoi cari affinchè la rassegnazione entri nei loro cuori .

Arrivederci piccola .

“Gabry” racconto a puntate tra sogno e realtà

doccia

Gabry dopo una giornata di stressante lavoro, non vede l’ora di farsi accarezzare da una tiepida doccia e sprofondare nel suo adorato letto.

Sono orami tre mesi che non sa più nulla di Carlo, la loro storia è naufragata dopo continui litigi e incomprensioni.

Apre la porta del suo rifugio dal mondo e si prepara per lasciarsi andare tra le braccia di Morfeo…

Finalmente è distesa in quel grande letto, forse troppo grande e vuoto per lei.  Abbraccia il cuscino e dopo pochi minuti …la mente di Gabry è libera di volare nel mondo dei sogni dove l’anima vibra e il tempo non è tempo e lo spazio non ha confini. Inizia il suo viaggio dove? con chi?…

Si sente risucchiata in un’altra dimensione, come se una magia la stesse portando nel ‘500. Lei che odia i cavalli si ritrova in sella su un magnifico esemplare ed è al galoppo, ma lei non sa andare a cavallo che sta succedendo?

Inizia a pensare tra le pieghe del suo sogno….

-Io sto cavalcando? Io su un cavallo, sto sognando…

 

Ricordati per l’eternità sarò sempre dietro di te, ma su Angel no!

Ti farò mangiare la polvere! Raggiungimi se hai coraggio!- ma questa sono io che parlo!

Lascio le briglie sciolte colpendo ripetutamente i fianchi di Angel, assecondo con il mio corpo i movimenti di questo maestoso puro sangue e tu mi insegui sorridendo.

Dio come amo quel sorriso. Schivo i rami bassi della fitta boscaglia che mi viene incontro con  continue insidie, ma  non arresto la  corsa .

Il mio cuore batte, batte forte, felice di esistere, di farmi inseguire conscia che una volta raggiunta me la farai pagare, ma il prezzo è troppo dolce.

Volgo il mio sguardo a te che sproni al massimo il tuo nero destriero.

I tuoi occhi lanciano fiamme e fulmini il tuo orgoglio non ti permette di arrivare secondo:  a una donna poi, la tua donna.

I miei capelli sciolti sono arrovellati dalla velocità sento il freddo vento sul viso accalorato dalla eccitazione della nostra gara.

Ecco la fine del bosco ci sono riuscita, no accidenti! Con un affondo incredibile mi superi e mi guardi beffardo…ridi come non mai.

Salti da cavallo come se avessi ventanni e corri a prendere le briglie di Angel, mi aiuti a scendere cingendomi la vita e io sospesa nell’aria incontro il tuo magico sguardo .

Non abbiamo bisogno di parole, ma i nostri pensieri s’incontrano in un

–Ti amo.

Ci ritroviamo stretti uno all’altra vorrei fermare il tempo per sempre.

Con il dito indice mi alzi il mento e ti chini a baciarmi, intorno a noi solo il canto di uno stormo di rondini è arrivata la primavera come nel mio cuore.

 

Sei la luce dei miei occhi, mi specchio in te e sono felice.

 

Un suono terribile riporta Gabry lontano dal mondo di Morfeo :

-Un giorno ti butterò dalla finestra brutta megera di una sveglia!-

Un benessere la pervade , ma non riesce a capirne il motivo. Stiracchiandosi pensa :

– Chissà dove sarà andata la mia anima stanotte, non ricordo nulla , ma deve essere stato un posto incantevole mi sento bene . Ricordo dei gabbiani, il mare …Uffa questi sogni ! Gabry dai forza e coraggio devi essere in ufficio in meno di un’ora.

Entra in bagno e aprendo la doccia lo scroscio dell’acqua la incanta facendole assaporare strane sensazioni, delle vibrazioni che le percuotono l’anima e in un flash vede nella sua mente: prima due occhi verdi penetranti poi un viso sconosciuto. Conturbata da quei pensieri si mette sotto la doccia che ancora getta acqua gelida e un suo urlo, comprensibile, risuona nella stanza.

Da ormai tre ore, in una stanza anonima piena di cartacce e computers e altri marchingegni di  questo millennio , Gabry  lotta con conti , e-mail e lui . Chi? Il direttore del personale che le fa richieste continue e assillanti , che l’aggredisce con le sue continue occhiate da raggi x, è odioso e viscido , ma è il suo capo. Per due ore non lo avrebbe avuto davanti agli occhi, rara fortuna considerando la sua assiduità in ufficio!

-Gabry a chi stai pensando ?

Le domanda incuriosita Marilena , la sua cara amica  e collega, lei la guarda distrattamente mentre controlla la cartella del bilancio :

–  Mari non lo so! Mi sono alzata felice , rilassata poi mi è accaduto un fatto strano! Come se avessi avuto una visione, ma non è una visone…-

Mari la squadra divertita :- Confessa non ti sei ancora svegliata! Ehi stiamo al lavoro, mi sta sentendo cara la mia bella addormentata e tra un po’ arriva l’orco cattivo del dottor Filippiotti . E allora ti dovrai svegliare altro che visioni , te le dà lui le visioni !- ma lo sguardo assorto della collega la inquieta e le si avvicina :

– Gabry cosa ti succede ? Non ti ho mai vista così , tu sei sempre pronta , attiva ora sei imbambolata! Prima parlavi di visioni che intendi?

-Mari non lo so, lascia perdere. Dobbiamo registrare gli stipendi. Dai sbrighiamoci.

Le due donne riprendo con un certo ritmo il lavoro, le scadenze incombenti non possono attendere.

 

All’uscita dall’ufficio decidono di andare in pizzeria un trancio di pizza e il capitolo  cena è chiuso.

 

 GUFO, GUFETTO…

 Questo un racconto scritto per il Gruppo Artistico Melzese del quale sono onorata di farne parte , oggi lo voglio dedicare al mio unico e stupendo nipotino, Stefano. 

 

 Gufo che ride

Un mattino di primavera Fabio trovò un piccolo gufo nel suo giardino. Era tremante, non aveva vere piume sembrava un batuffolo grigio. Guardò in alto tra le fronde della vecchia quercia, “la quercia dei garibaldini “ come la chiamava nonno Filippo.

Quell’albero maestoso era stato piantato da un suo antenato il giorno che i “Mille “ passarono da Cosenza. Prese il gufetto e lo portò da Carlo il suo amico.

– Carlo guarda cosa ho trovato! – disse entusiasta aprendo lo zaino.

Carlo spalancò gli occhi inorridito :- Un gufo?! La sventura si abbatterà su di te e sulla tua famiglia. Lascialo vicino alla panchina.

– Non ci penso minimamente di lasciarlo. Lo porterò in classe e lo farò vedere alla maestra.- replicò con orgoglio Fabio.

Rimise il piccolo rapace nello zaino e s’incamminarono verso la scuola. Durante il tragitto Carlo tentò invano di convincere l’amico a lasciare quel animale dall’infausta fama.

– Maestra ho trovato un gufo! – gridò Fabio alla vista dell’insegnante.

– Cosa stai dicendo, il gufo è un animale notturno.- rispose la donna con un sorriso.

Carlo intervenne con aria preoccupata :- Sì maestra un gufo vero! Non mi piace e poi , e poi porta sfortuna!

L’insegnate guardò incuriosita nello zaino di Fabio e prese il piccolo gufo impaurito dagli  enormi occhi gialli e sorridendo cercò di  dissolvere le perplessità del suo alunno.

Spiegò l’origine di tale fama, frutto di sciocche  superstizioni e raccontò della grande considerazione che, invece, l’animale aveva presso le tribù dei nativi d’America.

– I nativi d’America ritengono il gufo: simbolo di saggezza , di protezione verso gli uomini dalle forze delle tenebre e dai pericoli della notte. Lo chiamano Aquila Notturna  per la sua vista perfetta nell’oscurità. No, non dovete credere  che porti sfortuna. Noi siamo gli artefici della nostra vita. Ve lo dimostrerò! Ho un’idea chiederemo al preside se lo possiamo tenere sino alla fine dell’anno, così sarà più forte per affrontare il suo primo volo. Che ne dite?

Il coro fu unanime in un:- Sì!-  tranne Carlo che mugugnò. Il preside decise di farlo vedere da un veterinario e lo misero nella voliera vuota che stava nel giardino, anche se  mezza arrugginita era un’ottima dimora per il piccolo gufo.

Quella voliera era la testimonianza dell’amore verso i volatili del maestro Franco, una caro maestro andato in pensione. Era stato lui a costruire la gabbia e per diversi anni aveva ospitato molti uccelli, dalle gazze ai corvi, dai pettirossi ai fringuelli.

Il dirigente pensò bene d’informare il maestro che fu lieto di tornare nella sua vecchia scuola per accudire il volatile e fu affiancato da Fabio.

I giorni passarono veloci e le vacanze ormai erano una prossima realtà. La quinta B, presto avrebbe detto addio alla Scuola Elementare, ma avrebbe detto addio anche al gufo che nel frattempo era cresciuto.

Arrivò l’ultimo giorno di scuola e per l’occasione si organizzò una piccola festa di commiato alla quale invitarono i genitori e il caro maestro Franco.

Venne il momento di liberare il gufo e l’onore fu dato al maestro e a Fabio che lo aveva portato a scuola.

– Vi ringrazio di avermi fatto partecipe di questo evento, vi auguro di continuare i vostri studi con profitto e a te amico alato di vegliare sugli umani  e di volare libero nel cielo stellato. Però prima di aprire questa voliera ragazzi diciamo quella filastrocca che vi ho insegnato? – un sì esplose nel cortile:

– “GUFO GUFETTO

STAI LONTANO DAL MIO TETTO.

IL TUO VERSO FA PAURA

SENTIRLO PORTA SVENTURA.”

 Se sventura porterò

al buon Dio mi rivolgerò.

Non fu Lui che mi creò ?

Dal buon Dio sono andato

e con Lui ho parlato.

– Caro gufo la sventura

è figlia della paura.

Non sei tu il portatore

ma chi crede tu sia l’untore.

– mentre  recitava l’ultimo verso l’anziano maestro aprì la gabbia, i suoi occhi brillavano dalla commozione.

Anacleto, così lo avevano chiamato i ragazzi come il gufo di Mago Merlino, si fermò a guardare poi spiccò il volo.

Si posò sul davanzale della seconda B, guardò giù chi lo aveva aiutato, aprì le sue ali e planò verso i ragazzi quasi a salutarli e via verso la libertà.

Gli alunni della quinta B avevano gli occhi lucidi.

La maestra spezzò quel aria triste con una battuta :- Allora Carlo secondo te Anacleto ci ha portato sfortuna?

Tutti scoppiarono a ridere, lei sapeva in cuor suo che quel esperienza sarebbe rimasta impressa nelle loro menti e nel loro cuore.

Anacleto era cresciuto, ma in quei giorni erano cresciuti anche i suoi ragazzi. La vita li aspettava a braccia aperte come la notte aspettava Anacleto.